Un rifornimento di carburante durante un pit stop nel 2009 (Foto Ferrari)
Un rifornimento di carburante durante un pit stop nel 2009 (Foto Ferrari)

F1 | Il ritorno dei rifornimenti in Formula 1: siamo sicuri che sia una buona idea?

Le discussioni sui nuovi regolamenti che entreranno in vigore in Formula 1 a partire dal 2021 hanno raggiunto un altro punto di svolta nei giorni scorsi, quando il presidente della Federazione internazionale dell’automobile in persona, Jean Todt, ha sganciato l’ennesima bomba. Tra le ipotesi allo studio per la rivoluzione regolamentare ce n’è anche una totalmente inaspettata: il ritorno dei rifornimenti durante i pit stop.

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L’obiettivo che la Fia intenderebbe perseguire con questa ulteriore rivoluzione regolamentare è chiara: quello di ridurre il peso delle monoposto a inizio gara (di circa 50-60 kg sugli attuali 105 di carburante imbarcati alla partenza) e quindi portare i piloti a spingere al massimo per tutta la durata della corsa, evitando le fasi di amministrazione delle gomme e della benzina che si vedono oggi. Di certo tutto ciò introdurrebbe una variabile in più nei Gran Premi, ma andrebbe davvero nella direzione che si aspetta il pubblico?

I rifornimenti non aiutano lo spettacolo

Trasformare le corse in interminabili sessioni di qualifica, ovvero sostanzialmente in lunghi sprint con poca benzina a bordo, sarebbe sicuramente divertente per i piloti, ma finirebbe per porre l’enfasi ancor più sulle strategie che sui sorpassi in pista. Per convincersene basta studiare i numeri: nel 2009, ultimo anno in cui in Formula 1 si effettuarono i rifornimenti di carburante in gara, i sorpassi furono pochissimi (una media di 13,2 a GP); nei due anni successivi si salì a 23,8 e 43,2. Di quei pochi sorpassi, una buona parte era effettuata in corsia box: ed è difficile sostenere che questi rendessero le corse più divertenti e non più noiose.

Se l’idea di fondo del nuovo regolamento tecnico per il 2021 è quella di ridisegnare l’aerodinamica delle vetture in modo da rendere più facile la scia, allora non si comprende il motivo per cui si deciderebbe di andare nella direzione diametralmente opposta, favorendo i sorpassi ai pit stop piuttosto che in pista. Senza contare il conseguente aumento dei costi per via del personale e dei macchinari in più, anch’esso in controtendenza con i dettami attuali per il futuro della F1.

Strategie in fotocopia, allora come oggi

Ma c’è anche un’importante differenza tra la Formula 1 attuale e quella di dieci anni fa, quando vennero eliminati i rifornimenti dalle gare. Oggi i dati a disposizione degli ingegneri dei team sui loro computer sono tanti e tanto sofisticati che i calcoli sulle strategie da effettuare in gara finirebbero sicuramente per convergere. Proprio come accade da quando sono state introdotte le gomme Pirelli: le macchine si fermano una un giro dopo l’altra e poi rientrano in pista sempre nello stesso ordine.

Persino all’epoca, in media, il 77% delle volte i primi due piloti all’arrivo avevano effettuato lo stesso numero di pit stop; il 60% delle volte i primi tre. Le strategie originali e vincenti, come le leggendarie quattro soste che portarono al successo Michael Schumacher contro Fernando Alonso al GP di Francia 2004, erano già allora un’eccezione. Infatti venne introdotta la regola per cui i piloti erano costretti a partire con lo stesso carico di carburante utilizzato in qualifica, proprio per aggiungere un elemento illusorio di imprevedibilità.

L’impressione complessiva, insomma, è che riportando i rifornimenti in Formula 1 si voglia semplicemente cercare una scorciatoia facile, mettere una pezza superficiale sulle crepe ben più profonde che tormentano l’automobilismo attuale. Guardare al passato non sempre fornisce le soluzioni, come dimostra il ritorno dei motori turbo deciso qualche stagione orsono. Piuttosto, servirebbe che chi comanda dimostrasse una lungimiranza e una capacità di progettare il futuro…

Fabrizio Corgnati