Antonio Ciontoli
Antonio Ciontoli (foto dal web)

Antonio Ciontoli, condannato in appello per l’omicidio colposo di Marco Vannini, è stato convocato in caserma poiché indagato per minacce nei confronti di un 60enne.

Antonio Ciontoli sarebbe nuovamente nei guai. Il sottufficiale della Marina Militare distaccato ai servizi segreti che è stato condannato per l’omicidio colposo di Marco Vannini, adesso è indagato per minacce nei confronti di un uomo 60enne. Ciontoli è stato convocato ieri presso la caserma dei carabinieri di via Sangallo, a Civitavecchia per essere ascoltato dagli inquirenti dopo che il 60enne ha raccontato la sua testimonianza alla trasmissione Mediaset Quarto Grado.

Antonio Ciontoli convocato in caserma: indagato per minacce nei confronti di un 60enne

Nella giornata di ieri, giovedì 18 luglio, Antonio Ciontoli, il sottufficiale della Marina Militare condannato in appello a 5 anni di reclusione per l’omicidio colposo di Marco Vannini, è stato convocato presso la caserma dei carabinieri di via Sangallo, a Civitavecchia. L’uomo sarebbe stato sentito dai magistrati, come riporta la redazione de Il Messaggero, poiché risulterebbe indagato per minacce dopo il racconto di un cittadino 60enne a Quarto Grado. Quest’ultimo alla giornalista Anna Boiardo, inviata della trasmissione Mediaset avrebbe raccontato: “Ero sul tratto della via Aurelia nell’estate 2014 – riporta Il Messaggero- poco prima di Castel di Guido, su una discesa e per una trentina di secondi una macchina dietro mi voleva tagliare la strada abbagliandomi. Ho rallentato un po’ -prosegue il 60enne- perché pensavo fosse alterato da qualche sostanza ma quando mi ha accostato e io ho abbassato il finestrino lui, con viso molto duro senza dire niente, mi ha puntato la pistola. L’ho riconosciuto subito poi appena l’ho visto in tv. Era il signor Ciontoli”. La testimonianza, che risale ai mesi scorsi, ha fatto sì che i magistrati aprissero un indagine nei confronti del Ciontoli per i fatti che si sarebbero svolti un anno prima rispetto alla tragedia legata alla morte di Marco Vannini, il ragazzo ucciso da un colpo di pistola nella villa del sottufficiale della Marina per la quale tutta la famiglia Ciontoli è stata condannata per omicidio colposo (il capofamiglia a 5 anni di reclusione, mentre a 3 la moglie ed i due figli Martina e Federico). Sull’interrogatorio di ieri, durato circa 2 ore, sono intervenuti i legali di Antonio Ciontoli che hanno spiegato: “Oltre a negare in maniera decisa l’accusa rivolta – come riporta Fanpage- il nostro assistito ha prodotto copia della denuncia-querela tempestivamente presentata contro l’allora ignoto accusatore alla Procura della Repubblica di Civitavecchia, a dimostrazione di come, fin da subito, egli abbia chiesto all’Autorità Giudiziaria di procedere nei confronti del sessantenne per diffamazione e per ogni qualsivoglia reato ritenuto sussistente“. I due avvocati Miroli e Messina hanno poi aggiunto: “Si è costretti ancora una volta a prendere atto di come i riflessi mediatici di questa vicenda siano stati causa dell’insorgere di procedimenti giudiziari per fatti che, invece di essere rappresentati nelle sedi opportune e a tempo debito, vengono rivelati davanti a telecamere accese e a distanza di svariati anni dal loro accadimento, con buona pace dei più elementari principi di diritto“.

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