Carabinieri
(foto dal web)

Un carabiniere è stato condannato ad un anno e mezzo di reclusione, accusato di aver simulato il furto della propria auto con la quale aveva provocato un incidente nel quale erano rimaste ferite tre persone.

Un carabiniere di Roma è stato condannato ad un anno e mezzo di reclusione perché accusato di simulazione di reato, omissione di soccorso e lesioni. Secondo quanto ricostruito in Tribunale, come riportato dalla redazione del quotidiano Il Messaggero, il militare nel 2012 avrebbe provocato un incidente con la propria auto, sprovvista di assicurazione, poi sarebbe fuggito ed infine avrebbe simulato il furto della vettura per non essere individuato come il responsabile del sinistro, nel quale sono rimaste ferite tre persone. Dopo 7 anni tra indagini e processi, il Tribunale ha fatto chiarezza sulla vicenda condannando il carabiniere.

Simula un furto dell’auto dopo aver provocato un incidente: condannato un appuntato dei carabinieri

Aveva simulato il furto della sua auto per non assumersi le responsabilità di un incidente che aveva provocato, nel quale tre persone erano rimaste ferite. Questo è quanto ricostruito in Tribunale dall’accusa in un processo nei confronti di un appuntato dei carabinieri di Roma che è stato condannato ad un anno e mezzo di reclusione con la triplice accusa di simulazione di reato, omissione di soccorso e lesioni. Secondo quanto ricostruito, come riporta la redazione de Il Messaggero, il militare nel gennaio del 2012 aveva provocato un incidente con la propria auto, una Mercedes sprovvista di assicurazione, poi, però per non essere individuato è fuggito. Una delle persone ferite, l’avvocato romano Fabio Calò, è riuscito a risalire all’identità dell’uomo, il quale avrebbe riferito di essere stato rapinato e picchiato da uno sconosciuto che gli aveva sottratto l’automobile ed il portafoglio in via Ardeatina. Calò si era recato subito dopo l’incidente al comando dei carabinieri dell’Eur dove riconobbe la Mercedes che aveva urtato la sua Fiat Panda. Dopo sette anni, tra indagini e processi, durante i quali Fabio Calò si è laureato ed è divenuto penalista, è riuscito a far accertare la responsabilità del carabiniere grazie anche all’avvocato Giuseppina Tenga, dove ha svolto la pratica forense per l’abilitazione.

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