Sebastian Vettel (©Getty Images)

F1 | Silverstone vista dal paddock: cosa ha raccontato il GP inglese

Partendo dal vincitore della gara, il round britannico del mondiale 2019 di F1 ci ha detto essenzialmente che Lewis Hamilton è un grande showman. In perenne ritardo quando c’era da calarsi nell’abitacolo, il cinque volte iridato anche e soprattutto nell’appuntamento di casa, ha impersonato il ruolo dell’uomo della gente. Pronto a fermarsi per foto e autografi con chiunque, a gara finita, si è letteralmente buttato tra le braccia della folla adorante che, nonostante fosse tutto finito, era ancora lì sulla griglia di partenza ad acclamarlo e adorarlo.

Se questa suo disponibilità con i tifosi sia reale predisposizione al contatto, o semplice mossa di marketing per mostrarsi umile al mondo e non la solita star con la puzza sotto il naso, non si capisce. Di certo c’è che in conferenza stampa, quasi gli si volesse smontare la festa, ha dovuto fare professione di zen quando un giornalista del quotidiano Guardian gli ha fatto presente che molti inglesi non lo ritengono più tale per via di un accento standardizzato dalle frequentazioni con l’estero, senza dimenticare che ad inizio weekend aveva già dovuto replicare alle accuse dell’ex team mate Nico Rosberg, critico per il suo stile di vita sopra le righe.

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Il secondo personaggio di cui si può narrare qualcosa di interessante è Sebastian Vettel. Completamente anonimo durante i primi due giorni nelle Midlands, alla domenica è cascato come un pollo nella trappola di Max Verstappen, relegandosi in 16esima piazza.  Ed è proprio qui il punto dolente. Se, ancora a caldo, avrebbe dovuto mostrarsi se non altro rammaricato per l’ennesimo svarione, almeno imbarazzato, davanti ai media si è presentato impassibile, con un cellulare in mano tramite cui si stava seguendo il match di tennis Federer contro Djokovic, e mentre la stampa gli poneva domande lui anziché ascoltare pensava a Wimbledon. Un atteggiamento, quello tenuto dal tedesco, oltre che poco professionale decisamente illuminante per quanto concerne il suo stato. E’ evidente che la sua mente non sia più alla F1 e forse le tante indiscrezioni circa un suo ipotetico ritiro a fine anno potrebbero non essere del tutto campate in aria.

Sul fronte emozioni, di un certo impatto è stato vedere Justin, il figlio del compianto direttore di gara  Charlie Whiting dare l’avvio alla corsa nel suo Regno Unito. Il 12enne, sembrava quasi impaurito mentre si aggirava in quel paddock pieno di gente sempre di fretta.

(©Chiara Rainis)

Altro momento da ricordare è il ritorno di Frank Williams in circuito. Il grande patron dell’omonimo team ha potuto fare anche un giro di pista assieme alla figlia e vice boss della scuderia su un’auto guidata da David Coulthard.

(©Chiara Rainis)

Chiara Rainis