Jules Bianchi
Jules Bianchi (Getty Images)

F1 | Jules Bianchi: cronache di una favola spezzata troppo presto

Occhi accesi e sorriso incerto, ma sempre presente, era tutto questo Jules Bianchi e anche molto di più. Capostipite dei Leclerc e dei Giovinazzi, lui è stato forse il primo vero prodotto costruito in casa Ferrari. La Rossa lui l’ha accarezzata, l’ha sognata e caspita, l’ha anche guidata, ma in F1, quello mai. Doveva arrivare il suo momento, stava per arrivare, ma il destino, quel bastardo, ha deciso di mettersi di traverso.

Era il 5 ottobre 2014, si correva in Giappone in condizioni a dir poco terribili. Sutil era appena uscito di pista e mentre gli altri piloti giravano dietro la Safety Car, Jules Bianchi perse la propria monoposto a causa della poca aderenza che offriva in quel momento l’asfalto.

Fu questione di un attimo e la Marussia del pilota nizzardo divenne un proiettile, un proiettile diretto nella direzione sbagliata. La vettura di Bianchi, infatti, uscì fuori pista proprio nel punto dove erano presenti i commissari con la gru per rimuovere la vettura di Sutil. Ci fu lo spazio di un attimo e la monoposto del francese si andò a conficcare proprio sotto il mezzo pesante usato dagli steward.

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9 mesi di agonia prima del triste epilogo

Le condizioni apparvero immediatamente critiche e il pilota fu prima condotto all’ospedale più vicino e poi a quello di Nizza dove morì dopo 9 mesi di coma il 17 luglio 2015. Una perdita straziante per tutto il mondo della F1 che non perdeva un proprio protagonista dai terribili fatti di San Marino 1994, quando a perdere la vita furono Senna e Ratzenberger.

Leclerc, suo grande amico ha da sempre dichiarato di trovarsi in Ferrari proprio grazie a lui. Jules Bianchi, infatti, a suo tempo indicò il giovane monegasco ai vertici della Rossa come un grande talento. Dal 20 luglio 2015 il presidente della FIA Jean Todt ha ufficialmente ritirato il suo numero 17. Proprio a causa del suo incidente si è deciso di studiare con l’Halo un metodo per salvaguardare la testa del pilota durante i GP. Resta il rimpianto di una favola spezzatasi troppo presto, proprio quando il francese era un passo da guidare quel sogno che si chiama Ferrari.