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I furti auto ed i tanti modi con cui i ladri ci possono colpire – FOTO: tuttomotoriweb.com

In merito ai furti auto, i malintenzionati sono diventati degli esperti hacker: basta pochissimo sia come tempo che come strumentazioni per poterci colpire.

In materia di furti auto, è ormai superato il metodo artigianale dell’infrangere lo specchietto o di usare grimaldelli ed altri arnesi da scasso. Oggi con le moderne apparecchiature tecnologiche un malintenzionato può impiegare molto meno tempo e fatica nel sottrarci il nostro veicolo. La polizia ne parla definendo questi reati ‘furti elettronici’. In totale avvengono con una stima del 10% all’anno e riguardano ben 40mila veicoli fatti sparire in maniera illecita. Il giro di soldi legato a questa attività illegale è di addirittura 20 miliardi di euro tra Stati Uniti ed Europa, in base ad alcune stime. I modelli più ambiti sono le Mercedes Classe E, le Bmw Serie 3, 5, X5 e X6 e tutti i modelli di Range Rover. Come fanno i maledetti ladri ad attuare i loro diabolici piani? Riescono in pratica a sfruttare la connessione delle porte OBD delle quali è dotata una vettura. Così facendo si può ottenere l’equivalente di una nuova chiave nel giro di pochissimi secondi.

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Furti auto, i metodi hi-tech sono diversi

La Repubblica ha realizzato un apposito speciale nel quale si è avvalsa della consulenza e del know-how della Lojack, una azienda di spicco nel settore della produzione di antifurti tecnologici. In pratica i malintenzionati clonano il dispositivo di apertura delle porte e di accensione della macchina. E non mancano altri metodi. Il tutto sfruttando strumentazioni che comunque costano un bel pò (si arriva anche a 50mila euro). Ma i ladri sanno che per loro è un buon investimento. Questi sistemi hanno una enorme efficacia su una moltitudine di modelli e richiedono solo pochissime mosse per essere attuati. In media basta un massimo di due mesi ai criminali per apprendere come violare i sistemi di sicurezza dei nuovi modelli di auto immessi sul mercato. Tra i più facili c’è quello che prevede la riprogrammazione di una chiave per avviare la vettura, e che avviene una volta a bordo sfruttando l’accesso diretto alla diagnostica di bordo. La cosa avviene principalmente con BMW Serie E, Range Rover, Rav 4, Lexus, Audi, Ford e Volkswagen.

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Le tecniche impiegate sono avanzatissime

Il motore viene acceso senza transponder ufficiale usando un particolare dispositivo connesso alla porta di diagnostica di bordo. Poi basta superare solo il blocchetto di accensione del veicolo, ed ecco che la macchina non c’è più. Oppure il ladro monta sul sedile, installa rapidamente dei componenti modificati che accettano una chiave preprogrammata a seconda del modello di auto da rubare, ed anche in questo  caso basta poco per vedere il nostro garage vuoto. Questo è ciò che avviene in particolare con i vecchi modelli di FIAT 500, che sono dotati di un sistema di immobilizzazione. Oppure vengono sostituiti l’unita di controllo elettronico, oppure ancora viene applicato alla stessa un simulatore del sistema di immobilizzazione. Molto facile è anche clonare le chiavi, duplicando i trasponder con qualche apparecchio preposto.

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Occhio al Relay Attack e non solo

Non mancano casi in cui i ladri, con un pretesto, entrano in contatto anche solo per qualche secondo con la chiave del veicolo da rubare (con qualche scusa banale in parcheggio, ad esempio). Tanto basta per recepirne il segnale e clonarlo, replicandolo per i propri illegali intenti. Del resto quello dei trasponder è un sistema di crittografia alquanto debole. Tale sistema è molto efficace grazie alle auto a noleggio. I ladri affittano una vettura, ne clonano il trasponder e poi vanno alla ricerca del modello privato equivalente da rubare. C’è anche il metodo del ‘Relay Attack,’ con cui i furti auto avvengono replicando le falle dei software di sicurezza delle case costruttrici sui veicoli muniti di smart key. Qui si utilizzano due ripetitori in radiofrequenza, col quale si ha traccia della comunicazione tra il veicolo e la chiave anche a distanze considerevoli.

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Basta anche uno smartphone per aprire l’auto

In pratica con questo metodo si procede ad una sorta di clonazione della key fob. Il veicolo ‘crede’ che quello nelle vicinanze sia il segnale proveniente dalla stessa per la procedura di autenticazione, quando invece non è così. Ed ancora, ci sono strumentazioni che captano i codici delle smart key anche a distanza. Ed anche quelli che puntano a sfruttare le componenti online delle auto di prossima immissione sul mercato (una caratteristica che diventerà sempre più comune) allo scopo di attuare ‘da lontano’, in remoto, i furti. Per esempio, aprire ed accendere una macchina può essere fatto già con uno smartphone od un tablet, con alcune case costruttrici. Questa cosa attira chiaramente i ladri più hi-tech. La speranza è che possano essere prese le adeguate contromisure in modo da riuscire a stare sempre un passo avanti ai malintenzionati.