Emanuela Orlandi
Emanuela Orlandi (websource/archivio)

Le due tombe all’interno del cimitero Teutonico Vaticano, dove si temeva fossero sepolti i resti di Emanuela Orlandi, scomparsa nel giugno 1983, sono state ritrovate vuote.

Dopo mesi di attesa sono state aperte le tombe al cimitero Teutonico Vaticano, dove si pensava fossero custoditi i resti di Emanuela Orlandi, la ragazza scomparsa a Roma nel giugno 1983. Stamane, secondo quanto riportato dalla redazione di Fanpage, i tecnici, davanti agli occhi del fratello di Emanuela, si sono occupati dell’apertura dei due sepolcri che sono risultati essere vuoti. A comunicarlo l’avvocato di Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, Laura Sgro.

Caso Emanuela Orlandi: ritrovate vuote le due tombe all’interno del cimitero Teutonico Vaticano

Si sono concluse stamane intorno alle 11 le operazioni di apertura delle due tombe all’interno del cimitero Teutonico Vaticano, dove si temeva fossero sepolti i resti di Emanuela Orlandi, la ragazza scomparsa a Roma nel giugno 1983. Da mesi la famiglia attraverso il proprio legale, l’avvocato Laura Sgro, avevano chiesto l’apertura dei due sepolcri, la “Tomba dell’Angelo” della Principessa Sophie von Hohenlohe e quella della Principessa Carlotta Federica di Mecklemburgo, per poter verificare il loro interno, ma i tecnici che hanno lavorato all’operazione non hanno rinvenuto nulla. “Tutto mi aspettavo meno di trovare tombe vuote – il commento di Pietro Orlandi riportato dalla redazione di Fanpagecredo che dovrebbero interessarsene in primo luogo le famiglie dei defunti che vi erano sepolti“. L’avvocato Sgro ai giornalisti ha poi spiegato: “È una cosa incredibile, incredibile – riporta Fanpage-. È vergogno che dopo 36 anni chi sa non mette a disposizione degli inquirenti le informazioni che ha. La scomparsa di Emanuela – ha concluso il legale della famiglia Orlandi – è collegata a molti eventi oscuri del nostro Paese. Chi sa parli, questo è il momento“. Alle operazioni hanno partecipato il personale della Fabbrica di San Pietro ed il professor Giovanni Arcudi che si è occupato dell’acquisizione dei reperti. Inoltre erano presenti un perito di fiducia nominato dall’avvocato Sgro, il Promotore di Giustizia del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, Gian Piero Milano, e il suo Aggiunto Alessandro Diddi, e il Comandante del Corpo della Gendarmeria Vaticana, Domenico Giani. Il portavoce Vaticano Alessandro Gisotti ha spiegato: “Per un ulteriore approfondimento, sono in corso verifiche documentali riguardanti gli interventi strutturali avvenuti nell’area del Campo Santo Teutonico, in una prima fase alla fine dell’Ottocento, e in una seconda più recente fase tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso. Al termine delle operazioni, teniamo a ribadire che la Santa Sede ha sempre mostrato attenzione e vicinanza alla sofferenza della famiglia Orlandi e in particolare alla mamma di Emanuela. Attenzione dimostrata – conclude Gisotti- anche in questa occasione nell’accogliere la richiesta specifica della famiglia di fare verifiche nel Campo Santo Teutonico“.

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