Valentino Rossi sulla sua Yamaha nel GP di Germania di MotoGP 2019 al Sachsenring (Foto Yamaha)
Valentino Rossi sulla sua Yamaha nel GP di Germania di MotoGP 2019 al Sachsenring (Foto Yamaha)

MotoGP | Valentino Rossi nega, ma sta davvero pensando al ritiro. A meno che…

“Ritiro”, nell’entourage di Valentino Rossi, resta tuttora una parola impronunciabile. “Quando non avrò più voglia di correre mi sarà chiaro”, ha tagliato corto lui stesso, nel corso di quella sofferta conferenza stampa dopo-gara del Gran Premio di Germania di MotoGP. Eppure, solo pochi istanti dopo, si è lasciato scappare un’altra frase che ha dato molto da pensare ai giornalisti: “Se non riusciremo a risolvere i problemi, andare avanti sarà un problema”. Il concetto è chiaro. Pur senza pronunciare quel termine tabù, “ritiro”, per la prima volta il Dottore ha effettivamente aperto all’ipotesi di un addio anticipato alle corse.

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Comunque la si pensi, Vale avrebbe degli ottimi motivi per ritenersi stufo e decidere di appendere il casco al chiodo. L’analisi dei numeri, in tal senso, è impietosa. Non soltanto è reduce da tre ritiri e un ottavo posto; non soltanto negli ultimi sei Gran Premi è dovuto passare per cinque volte dalla fase eliminatoria delle qualifiche; non soltanto ormai da quattro uscite di fila è sempre il peggiore dei piloti Yamaha in qualifica; non soltanto dopo il Sachsenring non è più nemmeno il migliore tra i suoi compagni di marca in classifica mondiale, essendo stato scavalcato da Maverick Vinales. Ma il dato più incredibile, e inaspettato, è che dopo nove gare il bilancio di punti della sua stagione è il peggiore di sempre nella classe regina.

La prima metà di stagione peggiore di sempre

Al giro di boa del campionato 2019, Rossi si ritrova con appena 80 punti al suo attivo: tra classe 500 e MotoGP, non gli era mai successo di raccoglierne così pochi. Nemmeno nel 2010, quando dovette saltare quattro Gran Premi per infortunio, addirittura nemmeno nel biennio nero della Ducati. Questa cifra, che quando gli è stata snocciolata da un cronista ha lasciato basito perfino il diretto interessato, basterebbe a dire tutto. Per fortuna ora arriva quasi un mese di ferie estive, una provvidenziale pausa che potrà servire a ritrovare la serenità e resettare il cervello. Non che la determinazione mentale o le motivazioni manchino, al fenomeno di Tavullia: “Non mi piace non vincere, ma di certo non voglio mollare, ho sempre la stessa voglia di arrivare alle gare”, racconta lui. Né si può credere alla favoletta che, a quarant’anni compiuti, improvvisamente sia scattato l’interruttore che ha reso Valentino Rossi bolso e lento: del resto, lui è sempre lo stesso che tra Texas e Argentina ha portato a casa per due volte il secondo posto e sembrava l’unico capace di far funzionare questa Yamaha.

Poi, però, qualcosa si è incrinato: non nella testa né nel polso del campione, bensì nella sua squadra. Nel processo di ricerca della messa a punto ideale della moto per il suo stile di guida, che con la M1 è un compito tutt’altro che semplice. “La moto di quest’anno ha bisogno di assetti diversi”, spiega il numero 46. “Per esempio io e Morbidelli non ci troviamo bene, mentre Vinales e Quartararo vanno meglio”. E infatti proprio Maverick, reduce da una vittoria e da un secondo posto, e Fabio, due podi nelle ultime tre gare, rappresentano ormai la certezza per la Casa dei Diapason, una nuova generazione rampante su cui puntare a lungo termine per il futuro. Ma nel presente c’è ancora la vecchia bandiera, Valentino Rossi, che a Iwata trova sempre e comunque le porte aperte e nessuno ha intenzione di cacciare.

Valentino Rossi al bivio tra ritiro e futuro

Dunque, a meno che non sia lui stesso non dia seguito a quella sua suggestione e decida di sua spontanea volontà di dire basta, l’unica alternativa è quella di rimboccarsi le maniche e ricominciare al più presto a crescere. Gli assetti non vanno, ma il pesarese ha detto chiaramente che non intende mettere sotto accusa o sostituire nessuno dei suoi uomini chiave, a partire dal capotecnico Silvano Galbusera: dunque, l’unica strada da percorrere è quella di modificare il metodo di lavoro. Questa è la direzione inevitabile per uscire dal tunnel buio che Valentino ha imboccato. Perché, sia che decida di abbandonare a fine anno, oppure che la prossima sia effettivamente l’ultima stagione della sua carriera nel Motomondiale, il Dottore deve chiudere in bellezza. Lo deve alla sua storia, lunga e vincente. E lo deve ai suoi tifosi, che non si possono certo accontentare di vederlo lottare per un ottavo posto.

Fabrizio Corgnati