Che cosa è successo alla Ducati? Quanti problemi in casa della Rossa

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Andrea Dovizioso con la sua Ducati al Sachsenring 2019 (Foto Ducati)
Andrea Dovizioso con la sua Ducati al Sachsenring 2019 (Foto Ducati)

MotoGP | Che cosa è successo alla Ducati? Quanti problemi in casa della Rossa

Cercasi Ducati disperatamente. Il Gran Premio di Germania ha cristallizzato in maniera plastica ed evidente la situazione attuale di crisi tecnica della Rossa di Borgo Panigale. I suoi tre migliori piloti, infatti, sono arrivati sì al traguardo in parata, ma dal quarto al sesto posto, e per giunta staccati di sedici secondi dal vincitore Marc Marquez. Colui che sulla carta, alla vigilia della stagione di MotoGP 2019, doveva essere il diretto rivale annunciato per il titolo mondiale, e che invece andando in ferie si porta appresso un oceanico vantaggio di ben 58 punti in classifica generale, e con la sua Honda ha già in mano anche il titolo costruttori.

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Cosa è successo allo squadrone bolognese? Da un lato c’è un Andrea Dovizioso che appare meno incisivo che nelle ultime stagioni: non riesce più a fare la differenza rispetto ai suoi compagni di marca, forse perché nel box a fianco non si ritrova più un rivale ostico, ma un amico disponibile. Ha perso un punto di riferimento che era capace di dargli motivazioni e, ora che è stato promosso a prima guida indiscussa, paradossalmente sta iniziando a finire dietro al suo scudiero che guadagna dieci volte in meno di lui.

I limiti tecnici della Ducati Desmosedici GP

Ma questa, con tutta evidenza, è solamente la punta dell’iceberg. In questa crisi Ducati, checché ne pensino i vertici del team, i piloti hanno certamente le responsabilità minori (altrimenti non si spiegherebbe per quale motivo le loro prestazioni, di gara in gara, continuano più o meno ad assomigliarsi sempre). Piuttosto, sarebbe il caso che i piani alti di Borgo Panigale cominciassero a rendersi conto che quella che loro continuano a ritenere come la moto migliore del lotto è stata ormai invece non solo ampiamente staccata dalla Honda, ma praticamente raggiunta da Yamaha e Suzuki.

I limiti congeniti della Desmosedici GP restano sempre gli stessi: “La moto non torna, non volta”, come dicono Dovizioso e Petrucci. Tradotto in italiano, non gira. La velocità in percorrenza a centro curva continua ad essere sempre più deficitaria, e a metterci una pezza non basta più nemmeno la superpotenza del motore sul dritto. Lo dimostra il fatto che, quando hanno vinto Desmodovi e Petrux (rispettivamente in Qatar e al Mugello), Marquez è comunque giunto a pochi millesimi da loro, mentre quando il Cabroncito domina, le Rosse non lo vedono neanche in fotografia.

Tempo di pensare al futuro

Del resto, bisogna davvero ascoltare un pilota come Andrea Dovizioso, che negli anni non si è certamente distinto per essere un piagnucolone sempre in cerca di scuse, quanto piuttosto come un lucido e razionale analista. La sua diagnosi, in questo caso, è impietosa: questo progetto è giunto alla fine del suo ciclo di vita e di sviluppo, occorre prendersi un anno di tempo per reinventarsi il futuro. Ci auguriamo con tutto il cuore che, a partire dalle riunioni di emergenza convocate in questi giorni a Bologna, gli ingegneri lo ascoltino e facciano tesoro delle sue parole. Altrimenti l’avvenire sportivo della Ducati, più che rosso, si prospetta nerissimo.

Come se non bastasse, sempre in questo weekend il ducatista Alvaro Bautista ha pure buttato al vento il comando del Mondiale Superbike, che fino a qualche settimana fa sembrava assoluto e granitico, e ora si ritrova a inseguire il solito Jonathan Rea. Ma questa è ancora un’altra storia.

Fabrizio Corgnati