Valentino Rossi ai box della Yamaha (Foto Mirco Lazzari gp/Getty Images)
Valentino Rossi ai box della Yamaha (Foto Mirco Lazzari gp/Getty Images)

MotoGP | Valentino Rossi, ormai è crisi vera. Ma di chi è la colpa di questo flop?

Quel che è peggio, probabilmente, sono proprio i corsi e i ricorsi della storia delle corse. Quelli che riportano Valentino Rossi al momento peggiore della sua carriera in MotoGP: il finale del Motomondiale 2011, quando inanellò i ritiri in Giappone e in Australia, la tragedia di Marco Simoncelli in Malesia e poi ancora la caduta al via a Valencia. Allora correva con la Ducati, si ritrovava nel bel mezzo del suo biennio più buio di sempre, e quella fu l’ultima volta in cui totalizzò tre zeri consecutivi in classifica. Fino ad oggi.

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Già, perché con la scivolata del Mugello, lo strike innescato da Jorge Lorenzo a Barcellona e la caduta di Assen nella quale ha coinvolto pure l’incolpevole Takaaki Nakagami, il Dottore ha eguagliato quella striscia negativa che non viveva più da ben otto anni. Basterebbe questa statistica per parlare di crisi manifesta.

Il peggior momento di Valentino Rossi

Ma il Gran Premio d’Olanda è stata di gran lunga la sua prova peggiore finora: una qualifica disastrosa (per la quarta volta su otto GP è finito fuori dalla corsa alla pole position) e una gara conclusa dopo appena cinque giri. Il tutto aggravato dal fatto che ci trovavamo su una delle piste preferite in assoluto dal fenomeno di Tavullia, che ci ha vinto per ben dieci volte, e in un weekend in cui la Yamaha ha finalmente ritrovato la competitività dei tempi migliori, tornando alla vittoria con Maverick Vinales, piazzando Fabio Quartararo sul podio e anche Franco Morbidelli tra i primi cinque.

Che si sia trattato di un semplice fuoco di paglia, ascrivibile alle caratteristiche del circuito della Drenthe particolarmente favorevoli alla M1, o di una reale rinascita tecnica della Casa dei Diapason, quel che è certo è che il flop di Valentino Rossi stavolta non si può attribuire alla moto. Ma, personalmente, siamo piuttosto restii a dare la colpa anche al pilota, visto che nonostante tutto rimane il meglio piazzato in classifica generale dei suoi compagni di marca (quinto) e solo tre mesi fa saliva per due volte di fila sul secondo gradino del podio in Argentina e ad Austin. Non possono essere bastate così poche settimane a fargli perdere talento e classe.

Alla ricerca di un colpevole e di una via d’uscita

Dunque, dove sta il problema? L’ipotesi più probabile è che qualcosa non vada nella sua squadra, che non sembra più capace di mettere a punto un assetto della moto che sia al tempo stesso adatto al suo stile di guida e competitivo con i suoi diretti avversari. Forse è giunto il momento di rimescolare per l’ennesima volta gli uomini nel box numero 46, che evidentemente non è riuscito a trovare un nuovo equilibrio con gli innesti dell’inverno scorso (primo tra tutti il coach Idalio Gavira al posto di Luca Cadalora). A meno che Valentino Rossi non si sia veramente stufato e, invece di rilanciare ancora, stavolta preferisca gettare la spugna per davvero.

Prima di prendere queste decisioni, però, c’è ancora un altro appuntamento: il Gran Premio di Germania. Un’occasione di riscatto pronta, visto che arriva ad una sola settimana di distanza dall’ultima gara in Olanda, attesa e potenzialmente favorevole, visto che un anno fa proprio al Sachsenring ottenne il suo miglior risultato stagionale, un secondo posto. Invertire subito l’inerzia del suo campionato, prima di andare in ferie estive per un mese, potrebbe servire a resettare testa e polso. La crisi non è (ancora) senza uscita.

Fabrizio Corgnati