Svolta nel caso Orlandi: il Vaticano prende un’importante decisione -VIDEO

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L’Ufficio del Promotore di Giustizia del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, in merito al caso della scomparsa di Emanuela Orlandi, ha disposto la riapertura di due tombe site nel cimitero Teutonico.

L’Ufficio del Promotore di Giustizia del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, in persona del Promotore Gian Piero Milano e del suo aggiunto, il professor Alessandro Diddi, ha disposto con decreto del 27 giugno 2019 l’apertura di due tombe presenti nel cimitero Teutonico, sito nel territorio dello Stato Vaticano. La decisione sarebbe stata presa a seguito di una nuova denuncia sporta dalla famiglia Orlandi, la quale ritiene che in uno dei due sepolcri possano trovarsi i resti di Emanuela.

Saranno aperte due tombe: i resti di Emanuela Orlandi potrebbero essere lì

La decisione di far aprire due tombe site all’interno del Cimitero Teutonico, collocato nello Stato di Città del Vaticano, è giunta in relazione ad uno dei tanti fascicoli aperti a seguito dell’ennesima denuncia da parte dei familiari di Emanuela Orlandi. Nei mesi scorsi, infatti, secondo i parenti della giovane scomparsa nel lontano 1983, i resti del corpo potrebbero essere stati occultati all’interno di uno dei due sepolcri. Il portavoce del Vaticano, Alessandro Giosotti, come riportato da Adnkronos, avrebbe dichiarato che “La decisione –di aprire le due tombe site nel cimitero teutonico ndr- si inserisce nell’ambito di uno dei fascicoli aperti a seguito di una denuncia della famiglia di Emanuela Orlandi che, come noto, nei mesi scorsi ha, tra l’altro, segnalato il possibile occultamento del suo cadavere nel piccolo Cimitero ubicato all’interno del territorio dello Stato Vaticano“. Gisotti prosegue, spiegando in una nota le modalità con cui avverrà la riapertura delle tombe: “Le operazioni si svolgeranno il prossimo 11 luglio, alla presenza dei legali delle parti (oltre che dei familiari di Emanuela Orlandi e dei parenti delle persone seppellite nelle tombe interessate), con l’ausilio tecnico del prof. Giovanni Arcudi, del Comandante della Gendarmeria Vaticana, Domenico Giani, e di personale della Gendarmeria. Il provvedimento giudiziario prevede una complessa organizzazione di uomini e mezzi (sono coinvolti operai della Fabbrica di San Pietro e personale del COS, il Centro Operativo di Sicurezza della Gendarmeria Vaticana, per le operazioni di demolizione e ripristino delle lastre lapidee e per la documentazione delle operazioni)”.

La reazione della madre di Emanuela: “Sono passati troppi anni nel silenzio

La madre di Emanuela Orlandi, Maria, ha rilasciato una intervista alla redazione di Adnkronos, nella quale ha dichiarato che finalmente, dopo anni, forse qualcosa si sta muovendo: “Questo è un primo atto di verità. La verità: solo Dio sa cosa è successo ma penso che dopo tutto questo tempo non la possiamo più trovare da nessuna parte. Maledetto chi sa la storia e non la dice!”.  A parlare con la redazione di Adnkronos anche l’avvocato della famiglia Orlandi, Laura Sgrò, la quale ha affermato: “Siamo molto contenti. E’ una verifica che va fatta viste le segnalazioni che ci sono giunte su questa tomba. Ringrazio il Segretario di Stato Parolin per un atto coraggioso. Credo sia il momento di levare tanti coni d’ombra che hanno caratterizzato questa vicenda. La prudenza è d’obbligo, bisogna fare con animo sereno le dovute verifiche. Non si può lasciare nulla nel silenzio – conclude l’avvocato– non si può lasciare nulla di intentato: c’è una famiglia che aspetta un congiunto da 36 anni”.

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