Anche la Mercedes è battibile: perché in Austria ha perso la sua velocità

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Il cambio dell'ala anteriore di Lewis Hamilton nel GP d'Austria di F1 2019 (Foto Wolfgang Wilhelm/Mercedes)
Il cambio dell’ala anteriore di Lewis Hamilton nel GP d’Austria di F1 2019 (Foto Wolfgang Wilhelm/Mercedes)

F1 | Anche la Mercedes è battibile: perché in Austria ha perso la sua velocità

Il finale di gara al fulmicotone tra Max Verstappen e Charles Leclerc e poi l’interminabile attesa di oltre tre ore per conoscere la decisione dei commissari su quel sorpasso hanno quasi fatto passare in secondo piano quella che in qualunque altro Gran Premio sarebbe stata la vera notizia: la Mercedes relegata al terzo e al quinto posto. Stavolta non per incidenti o per rotture, ma semplicemente per una banale mancanza di competitività. Ebbene sì, anche la granitica corazzata anglo-tedesca può ritrovarsi nell’incredibile ruolo di comprimaria.

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Che il weekend in Austria non fosse iniziato sotto i migliori auspici, per la Freccia d’argento, lo si era capito fin dal sabato: lo schianto pauroso di Valtteri Bottas, la penalizzazione in griglia di partenza a Lewis Hamilton, più in generale una W10 che non si trovava perfettamente a suo agio al Red Bull Ring. Su un circuito così pieno di rettilinei, infatti, la carenza di velocità di punta del motore Mercedes veniva messa particolarmente in evidenza. Ma alla domenica le cose sono andate molto peggio.

Mercedes “bollita” dal troppo caldo

Il vero guaio che ha rallentato i campioni del mondo in carica, infatti, è stato il surriscaldamento del propulsore, dovuto alle temperature elevatissime dell’ambiente, combinate all’altitudine di 660 metri sul livello del mare a Spielberg, ma anche alle stesse caratteristiche tecniche della monoposto di Brackley. Ovvero proprio al suo telaio così snello e compatto, che l’aveva resa velocissima in tutte le gare disputate finora, ma che in questo caso si è dimostrato svantaggioso per il raffreddamento. Non è stato sufficiente da parte dei meccanici aprire degli squarci sulla carrozzeria per far passare l’aria: il caldo è diventato rapidamente eccessivo e fuori controllo. “Abbiamo mostrato il nostro tallone d’Achille”, ha confessato candidamente il team principal Toto Wolff.

Tanto da impedire ai due piloti di applicare le consuete modalità di utilizzo del motore, quelle che ne spingono al massimo la potenza, per evitare esplosioni che avrebbero negato loro anche quella manciata di punti che comunque sono riusciti a portare a casa, nonostante tutto. A questi problemi tecnici si sono aggiunti poi gli errori di guida di Lewis Hamilton, che per un giorno si è scordato di fare il fenomeno: alla distrazione della manovra su Kimi Raikkonen costatagli la penalità in qualifica ha aggiunto i continui passaggi sul cordolo della curva 1, che a lungo andare gli hanno fatto rompere l’alettone anteriore. L’ultima beffa è stato il sorpasso subìto da Sebastian Vettel, che in altri momenti sarebbe stato determinante. “Una brutta giornata in ufficio”, l’ha definita l’iridato in carica, sorridendo sornione.

I punti deboli di uno squadrone

Insomma, tra un progetto della macchina così estremo da rischiare talvolta di superare i limiti e un campione che è umano anche lui e talvolta perde la concentrazione, il vero risultato del Gran Premio d’Austria di F1 2019 è stata la dimostrazione che perfino questa Mercedes è battibile. E i record sono rimandati: il suo primato di vittorie consecutive si ferma a quota dieci (come quello che aveva già stabilito tra il GP Giappone 2015 e il GP Russia 2016 e tra il GP Monaco e quello di Singapore 2016), uno in meno della storica McLaren del 1988. Ma non lasciamoci trascinare troppo dai facili entusiasmi: c’è da scommettere che già dalla prossima corsa di Silverstone tutto tornerà alla normalità.

Fabrizio Corgnati