Commissari nel mirino: ce l’hanno con la Ferrari, o sono solo incoerenti?

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Max Verstappen esulta per la vittoria nel GP d'Austria di F1 2019 (Foto Getty/Red Bull)
Max Verstappen esulta per la vittoria nel GP d’Austria di F1 2019 (Foto Getty/Red Bull)

F1 | Commissari nel mirino: ce l’hanno con la Ferrari, o sono solo incoerenti?

Dispiace. Non tanto (o non solo) per la Ferrari, che ha perso l’ennesima occasione preziosa per vincere, su un pista a lei tecnicamente favorevole: l’egemonia della Mercedes è stata sì spezzata, ma dalla Red Bull, mentre la Rossa continua a mantenere quell’imbarazzante zero nella casella dei successi stagionali. Il dispiacere più grande, comunque, è per le sorti della Formula 1, che ancora una volta ci ha regalato uno spettacolo esaltante in pista (forse il miglior Gran Premio degli ultimi anni), a cui ha però fatto da contraltare il deprimente spettacolo della burocrazia.

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Al Red Bull Ring l’ha fatta da padrona la giovane generazione dei piloti: un duello al cardiopalma tra due emergenti, talentuosi e grintosi come Max Verstappen e Charles Leclerc, che stavolta avrebbero meritato entrambi il gradino più alto del podio. A casa, invece, la giovane generazione di spettatori si allontana sempre di più dalla F1, e ne capiamo perfettamente il perché. Prima di ottenere la formalizzazione definitiva dell’ordine d’arrivo della gara, la certezza della vittoria di Verstappen, il via libera per esultare abbiamo dovuto attendere ben tre ore. Un periodo così scandalosamente lungo che, nel mentre, qualche anonimo burlone ha avuto perfino il tempo di scrivere un finto comunicato della Federazione che attribuiva (falsamente) il successo a Leclerc e di condividerlo sulla chat dei giornalisti. Qualcuno c’è pure cascato, spacciando la notizia per vera sui propri organi di stampa.

Questa Formula 1 non è più credibile

Ma l’aspetto più pazzesco è che il giallo della fake news non è stato nemmeno il lato più ridicolo di tutta questa vicenda: anzi. Ci verrebbe molto di più da ridere, se non ci fosse da piangere, per una Fia che ci mette pochi minuti a strappare il trionfo dalle mani di Sebastian Vettel in Canada, e poi si chiude per ben 180 minuti nelle sue segrete stanze prima di decidere di graziare Max Verstappen in Austria. Due pesi e due misure, come dimostra anche l’esito finale delle due sentenze: la manovra del ferrarista a Montreal era stata dichiarata irregolare, mentre la sportellata dell’olandese a Spielberg non lo è stata.

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Abbiamo scritto in lungo e in largo che ritenevamo scorretto e autolesionista sanzionare la grinta, la lotta, la rabbia, l’aggressività agonistica dei piloti, che in ultima analisi rappresentano da sempre il vero sale delle corse. Lo abbiamo scritto dopo il Quebec e non torniamo certo sui nostri passi ora, solo perché la Ferrari si ritrova dall’altra parte della barricata. Quello che ci perplime, semmai, è la totale mancanza di imparzialità, di coerenza, di uniformità di giudizio da parte degli arbitri. Se Verstappen l’ha fatta franca (giustamente, secondo noi) bisognava assolvere anche Vettel; se si è punito il tedesco (sbagliando, secondo noi), non capiamo proprio la ragione di farla passare liscia all’olandesino.

Bisogna cambiare regole e giudici

Il motivo vero è che la composizione del collegio giudicante cambia in continuazione, i commissari ruotano di gara in gara e così si crea la situazione paradossale per cui persone diverse possono prendere decisioni diverse, anche di fronte ad episodi molto simili. Il fatto che la Ferrari abbia preso il secondo schiaffo (anzi, il terzo, se si conta anche la proposta bocciata di tornare alle gomme 2018) è solo una coincidenza, intendiamoci: non crediamo a nessun complotto internazionale anti Maranello. Ma il dubbio che gli arbitri siano sensibili all’ambiente, che non abbiano voluto dare una delusione alla marea di tifosi olandesi sulle tribune, e soprattutto alla Red Bull sul proprio circuito di casa (e di sua proprietà) purtroppo resta, ed è legittimo.

Tutto questo, lo abbiamo detto fin dall’inizio, fa male prima di tutto alla Formula 1. Bisogna lasciar correre in pace i piloti, per poter assistere a corse combattute, emozionanti, appassionanti e dall’esito incerto; ma bisogna farlo sempre, non a corrente alternata. Ci vogliono gare semplici e chiare, ci vuole una direzione gara sempre uguale che le applichi in maniera costante. Altrimenti continueremo ad avere questi Gran Premi che finiscono tre ore dopo la bandiera a scacchi. E di cui, invece delle battaglie in pista, ci tocca nostro malgrado ricordare soprattutto le polemiche.

Fabrizio Corgnati