Mauro Iavarone
Mauro Iavarone (foto dal web)

Mauro Iavarone aveva solo 11 anni quando venne ucciso nel 1998 con 31 colpi di pietra alla testa nel Frusinate. Per il suo omicidio vennero condannati Denis Bogdan ed Erik Schertzberger. Quest’ultimo, tornato in libertà ha deciso di aprire un profilo Facebook scatenando un’indignazione generalizzata.

Erik Schertzberger è tornato in libertà dopo essere stato condannato a 16 anni di reclusione per l’omicidio dell’undicenne Mauro Iavarone, ucciso con ben 31 colpi di pietra nel 1998. L’uomo ha deciso di aprire un profilo Facebook, scatenando l’indignazione di amici e parenti della vittima, soprattutto per la frase scelta quale incipit dello stesso: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra“.

Mauro Iavarone: ucciso ad 11 anni con 31 colpi di pietra.

Era il 1998 quando Mauro Iavarone venne ritrovato morto in un bosco di Piedimonte San Germano, in provincia di Frosinone. Ad ucciderlo con 31 colpi di pietra alla testa furono Erik Schertzberger ed altri bulli che all’epoca dei fatti erano noti in paese. Il piccolo Iavarone era imparentato con il boss Libero Forlini, fratello di sua madre, e forse potrebbe essere stato questo il motivo che lo ha condotto alla morte. Per il suo omicidio furono arrestati Erik Schertzberger, Denis Bogdan e suo fratello – assolto in tutti i gradi di giudizio- ed un minore di nome Claudio T. che la Procura dei Minori di Roma condannò a soli 7 anni. La Corte d’Assise di Roma, invece, condannò Bogdan all’ergastolo ed Erik Schertzberger a vent’anni, poiché secondo i giudici i due avrebbero compiuto l’omicidio in concorso con una o più persone non identificate. Schertzberger, tuttavia, riuscì ad ottenere uno sconto di pena, 16 anni, grazie alla sua confessione.

Erik Schertzberger ed il suo profilo Facebook: la reazione di amici e parenti di Mauro Iavarone

Scontata la propria pena, Erik Schertzberger è tornato in libertà ed ha deciso di aprire un profilo Facebook a mezzo del quale ha lanciato un messaggio che sa davvero di beffa per la famiglia della vittima: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra“. Ha scelto proprio questa frase, lui, condannato per aver ucciso il piccolo Mauro con 31 colpi di pietra. Il gesto dell’uomo non è passato inosservato, ma anzi ha suscitato un’indignazione generalizzata. A parlare dell’accaduto, riporta Leggo, è stato Giorgio Miveni, amico di Mauro Iavarone, il quale avrebbe dichiarato: “Con quale coraggio ha deciso di mostrare la sua identità. Quell’essere ha già beneficiato dell’indulgenza della Legge italiana che lo ha condannato a soli sedici anni ma ne ha scontati la metà. Oggi invece di sparire, di rendersi invisibile, pretende anche di avere una vita normale? E la vita di Mauro? – prosegue Miveni– Quella di sua madre Rosa? E della sorella Teresa? E quella di tutti noi che all’epoca eravamo bambini come quel povero ragazzino e ci siamo visti rubare l’infanzia?“.

Anche il sindaco Gioacchino Ferdinandi ha voluto commentare l’accaduto: “Leggere quel nome è stato per tutti noi un colpo al cuore. Quella persona, come tutte le altre che hanno partecipato all’omicidio brutale di Mauro, non vive più a Piedimonte da anni ma quanto commesso resterà sempre nella mente di tutti noi. Mauro ed il dolore della sua povera madre continuano ad essere oltraggiati“.

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