Carola Rackete
L’arresto di Carola Rackete sulla Sea Watch (Getty Images)

Carola Rackete, capitana della Sea Watch 3, è stata tratta in arresto ed al momento si trova ai domiciliari. La donna ha voluto spiegare alle forze dell’ordine il motivo per cui ha speronato una nave della Guardia di Finanza.

Carola Rackete la donna che con le sue azioni ha spaccato in due l’opinione pubblica è riuscita ad attraccare nel porto di Lampedusa. Nella manovra, tuttavia, avrebbe speronato una motovedetta della Guardia di Finanza che per ben tre volte le aveva intimato l’alt. La giovane capitana della Sea Watch 3 ha chiesto scusa agli agenti, affermando di aver urtato l’imbarcazione per un mero errore di valutazione, non essendo stato il suo un atto di violenza. Scesa dalla nave è stata tradotta presso il comando delle Fiamme Gialle, sottoposta ad interrogatorio e successivamente tratta in arresto: ora si trova ai domiciliari.

Le accuse mosse nei confronti di Carola Rackete: quanto rischia la capitana

Carola Rackete ha ignorato l’alt intimatole dalla motovedetta della Guardia di Finanza, ha attraccato nel porto di Lampedusa e durante la manovra ha urtato l’imbarcazione delle fiamme gialle che si era frapposta fra la banchina e la Sea Watch 3. A seguito di tali azioni, Carola Rackete, una volta puntati i piedi sulla terraferma, è stata tradotta presso gli uffici della Guardia di Finanza e successivamente fatta uscire da un ingresso secondario per essere condotta in un locale segreto dove è sottoposta alla misura cautelare degli arresti domiciliari. Entro 48 ore il GIP di Agrigento, in presenza dell’avvocato della ragazza, dovrà tenere l’interrogatorio di garanzia ed avrà altre 48 ore per valutare se convalidare o meno il fermo. Sulla giovane pendono adesso, come una spada di Damocle, numerose accuse che potrebbero condurla ad un processo per direttissima. La 31enne, indagata per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e rifiuto d’obbedienza a nave militare, solo per tale ultima ipotesi di reato rischia una condanna da 3 a 10 anni di reclusione. Quanto al tentato naufragio, avendo speronato la motovedetta, la pena massima è 12 anni. A ciò si aggiunge la sanzione amministrativa: sequestro della nave ed una multa da 20mila euro che se non corrisposta nei termini potrebbe giungere fino a 50mila euro.

Le parole di Carola Rackete: “Chiedo scusa”

La motovedetta della Guardia di Finanza che si era frapposta fra la Sea Watch 3 e la banchina, fortunatamente è riuscita a defilarsi nel momento in cui la Rackete ha perseverato nelle manovre di ormeggio, riuscendo a mantenere illeso il proprio equipaggio. In merito a tale circostanza Carola Rackete ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera, nella quale ha chiarito il motivo delle sue azioni. La giovane capitana ha affermato di aver commesso un errore: “È stato un errore di valutazione nell’avvicinamento alla banchina, sono molto addolorata che sia andata in questo modo. Non volevo colpire la motovedetta, non era mia intenzione mettere in pericolo nessuno. Ho chiesto scusa e lo rifaccio“. La 31enne, come riportato dalla redazione di Tgcom24 al momento non può rilasciare dichiarazioni, poiché in attesa del giudizio di convalida degli arresti domiciliari. Tuttavia, durante un incontro con i propri avvocati, avrebbe chiarito le motivazioni che l’avrebbero indotta a forzare il blocco navale della Guardia di Finanza:  “Avevo paura. Da giorni facevamo i turni, anche di notte, per paura che qualcuno si gettasse in mare. E per loro che non sanno nuotare significa suicidio. Temevo il peggio. Ad un certo punto ho capito che non saremmo sbarcati, quando sono stata convocata per l’interrogatorio fuori dalla nave- avrebbe riferito Carola Rackete– Ho rischiato la libertà, lo sapevo. Ho chiamato più il porto per avvertire, ma nessuno parlava inglese. Ho comunque comunicato che stavamo arrivando“.

La reazione al momento dello sbarco della Sea Watch

Una volta scesa dalla nave Carola Rackete ha avuto modo di constatare come le sue azioni avessero diviso in due la popolazione. La donna è stata accolta da un lato da applausi e ovazioni di un gruppo di attivisti dall’altro da una fazione di leghisti, guidata dall’ex senatrice Angela Maraventano, che le ha urlato contro di vergognarsi. Alcuni di questi, secondo quanto riportato dalla redazione di Tgcom24, avrebbero rivolto alla giovane pesanti insulti: “Spero ti violentino sti ne***” si sarebbe sentito dalla folla.

Parla Gregorio de Falco: “Non resterà agli arresti

Il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, secondo quanto riportato dalla redazione di Tgcom24 avrebbe dichiarato: “Le ragioni umanitarie non possono giustificare atti di inammissibile violenza nei confronti di chi in divisa lavora in mare per la sicurezza di tutti“. Tali affermazioni non sono rimaste prive di riscontro; a parlare Gregorio De Falco, parlamentare ed ex comandante della Capitanieria di Porto. “Fatti gli accertamenti da parte della Procura, dovrà tenersi conto del fatto che non ci sono gli estremi giuridici per tenere in stato di fermo la comandante. Dovrà essere liberata per civiltà giuridica e umana“. L’ex comandante entra nello specifico: “La nave da guerra è altra cosa, è una nave militare che mostra i segni della nave militare e che è comandata da un ufficiale di Marina, cosa che non è il personale della Guardia di Finanza. Non ci sono gli estremi. La Sea Watch è un’ambulanza, non è tenuta a fermarsi, è un natante con a bordo un’emergenza. La nave militare avrebbe dovuto anzi scortarla a terra“.