HRC hospitality
HRC hospitality (Getty Images)

MotoGP | TMW alla scoperta dell’hospitality HRC: “Marquez è come Rossi”

Nell’ultimo ventennio in HRC sono arrivati i migliori piloti del mondo, da Mick Doohan a Marc Marquez passando per Valentino Rossi e Casey Stoner. Noi di Tuttomotoriweb.com, con il permesso di Honda, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Guido Giavazzi, manager hospitality HRC, che ci ha raccontato aneddoti e abitudini di questi grandi fuoriclasse delle due ruote.

L’hospitality HRC, uno dei più imponenti nel paddock della MotoGP, da sempre si distingue per il suo alto livello in termini di qualità e cortesia. Staff tutto made in italy capitanato da Giavazzi, che da quasi un quarto di secolo lavora per i giapponesi.

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Come funziona la vostra struttura e quanto tempo ci mettete per montarla?
La struttura attuale è composta da 2 piani, come metri quadri siamo l’hospitality più grande del Motomondiale. Escludendo le super-strutture della F1 di McLaren e Ferrari questa è una delle più grandi nel panorama del motorsport. La nostra struttura è gestita da 10 persone che come coltellini svizzeri si adattano a varie situazioni: guidano i camion, si occupano della cucina e tanto altro.

Siamo tutti italiani, il nostro chef è sardo, Dario Sanna. Veniamo un po’ da ogni angolo d’Italia, da nord a sud coniugando fantasia a pragmatismo. Per montare la struttura ci mettiamo un totale lavorativo di 16 ore spalmate in 3 giorni o 2 giorni e mezzo, dipende poi da quando gli organizzatori ci permettono di parcheggiare il tutto.

Siamo i primi ad arrivare al paddock e gli ultimi ad andare via. Curiamo l’alimentazione dei due piloti ufficiali e fuori Europa anche di quelli che hanno il servizio ufficiale HRC. Quindi i due piloti LCR, i ragazzini della Moto2 e Moto3 e tutti gli ospiti HRC. Dipende dalle gare, ma in quelle per così dire hot arriviamo anche a servire 5mila pasti in un weekend.

L’alimentazione dei due piloti ufficiali è curata da loro stessi, che mi fanno delle richieste in base a diete particolari o intolleranze. Jorge ad esempio ha un’alimentazione spalmata su 5 piccoli pasti giornalieri. Prima dell’inizio della stagione mi comunicano le loro esigenze e insieme allo chef cerchiamo di soddisfarle. Non abbiamo mai avuto problemi. Io faccio questo lavoro dai tempi che c’era Mick Doohan. Lo dico sempre anche a Marc, quando io cominciavo a lavorare in Honda lui nasceva.

Hai curato quindi l’alimentazione anche di Valentino Rossi.
Con Jorge quest’anno ho curato l’alimentazione di tutti i campioni del mondo che ci sono stati dal 1992 ad oggi. All’inizio sono partito dalla base facendo anche il cameriere e il lavapiatti. All’epoca era tutto più “artigianale”, eravamo appena in 2 a fare l’hospitality. Ho portato il piatto anche a quei campioni del mondo che avevano ottenuto il titolo nelle categorie minori come ad esempio Marco Simoncelli.

Ricorderò per tutta la vita che l’ultimo piatto di pista a Marco fui io a portarglielo. Lo stesso successe anche con Kato. Questo è il dramma del nostro lavoro. Ci si affeziona. Nicky Hayden è sempre con me, lui a livello umano era il migliore.

Ho la fortuna di avere dei collaboratori validissimi. Loro potrebbero lavorare anche in ristoranti stellati. Per lavorare con il top devi essere al top e loro sono davvero in gamba.

Voi avete avuto anche Stoner, ricordo che ai tempi in Ducati lui aveva tanti problemi di stomaco. Ci racconti di lui?
Casey soffriva molto la pressione psicologica. Ora è felice, all’epoca era un piccolo mostro perché non gli piaceva tutto quello che c’era intorno alle gare. Ricordo che mi disse che era intollerante ai formaggi allora gli chiesi se mi passava le analisi come faccio con tutti e mi disse che non le aveva. Io in realtà l’avevo visto diverse volte mangiare cose con formaggio. Lui non si allenava, non aveva più voglia di fare questo lavoro qui, ma era un talento purissimo.

Stoner era un talento mostruoso. Valentino stesso, che era suo rivale diceva che delle volte lo spaventava. La Ducati che guidava Casey è quella che poi ha preso Vale. Quando la guidò a Valencia disse che dopo aver fatto due curve si accorse subito di quanto era forte Stoner, perché quella Ducati era una moto inguidabile.

Lui arrivava dalla Yamaha che è famosa per la sua guidabilità ed è arrivato in Ducati e non riusciva a farla girare. Girava 2 secondi e mezzo più lento del miglior tempo di Stoner lì, cosa che a lui non è mai capitato, è stato un pugno in faccia. Purtroppo per lui non è riuscito poi a vincere la sfida con la moto di Borgo Panigale.

Hai vissuto da vicino sia Marquez che Rossi. Ci racconti un po’ differenze e similitudini tra i due?
Se estrapoliamo da uno la cultura italiana e dall’altro quella catalana sono due persone identiche. Io li ho visti entrambi alla stessa età e per me sono identici. L’ho detto a tutti e due questa cosa qua. Sono una delle poche persone che ha la fortuna di avere ancora un rapporto di amicizia con entrambi.

Sono molto simili. Con Casey sono i piloti di maggiore talento che ho incontrato. Inoltre a 40 anni sta ancora dimostrando di essere lì Vale, ogni volta lo danno sempre per finito. Lui quando vinceva con noi credo si annoiasse perché aveva la moto migliore e andò via per provare una sfida nuova per dimostrare che era lui che vinceva e non la moto. Sono due veramente forti e infatti non vanno d’accordo perché si vedono allo specchio. Uno vede sé stesso da giovane e l’altro sé stesso da vecchio.

Secondo te Marquez potrà arrivare all’età di Vale allo stesso livello?
All’età di Marc Valentino non si allenava così, ma ai tempi nessuno si allenava. Prima i piloti erano delle rockstar, andavano a letto alle 4 e al mattino dopo salivano in moto e davano gas. Vale invece era una via di mezzo tra quella generazione e questa. Adesso fa una preparazione pazzesca, ma all’epoca non si allenava, ricordo mangiava la Nutella alle 3 di notte, non faceva di certo la vita dell’atleta, ma poi in pista era irreprensibile.

Io credo che Marc a livello fisico ci arriverà, poi è sempre la testa a fare la differenza. Quello che a me oggi ancora stupisce di Valentino è che dopo tutto quello che ha vinto e tutti i soldi che ha fatto potrebbe ritirarsi domani e invece trova ancora le motivazioni per fare tutto questo.

Forse se non ci fosse stato Marquez si sarebbe già ritirato. Proprio la voglia di batterlo e contrastarlo lo spinge ad andare avanti. Per lui però la vedo dura perché così come lui alla sua età Marc è davvero forte.

Su Jorge, invece, si è detto e scritto tanto anche sulla sua forma fisica. Ci chiarisci la situazione?
Lui era l’unico per il quale non avevo ancora lavorato e da come parlavano di lui mi dipingevano un mostro. Invece ho trovato con me una persona cordiale, vuole semplicemente quello che chiede tutto qui. Gli abbiamo organizzato una piccola festa di compleanno e sembrava un bambino felice, ha fatto la foto con tutti noi. Davvero molto simpatico, spesso la realtà è diversa da ciò che si racconta. Anche Biaggi che veniva dipinto come un altro mostro, invece, è una bellissima persona.

Antonio Russo