La manovra di Sebastian Vettel ai danni di Lewis Hamilton nel GP del Canada di F1 2019 (Foto Mercedes/LAT)
La manovra di Sebastian Vettel ai danni di Lewis Hamilton nel GP del Canada di F1 2019 (Foto Mercedes/LAT)

F1 | Si riapre il caso Vettel: ecco tutte le prove che scagionano il pilota Ferrari

No, il caso della penalizzazione costata a Sebastian Vettel la vittoria nel Gran Premio del Canada di F1 2019 non è ancora chiuso. Nonostante sia trascorsa già una settimana dalla gara, e la Ferrari abbia inizialmente rinunciato a presentare ricorso contro la sanzione (principalmente perché le penalità di cinque secondi sono per regolamento inappellabili), nella serata di ieri è arrivata la nuova mossa di Maranello che potrebbe addirittura ribaltare l’esito della gara di Montreal.

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Il codicillo, presente all’interno delle regole sportive della Formula 1, a cui la Rossa ha deciso di appellarsi si chiama “diritto di revisione”: in pratica, consente a qualunque concorrente di chiedere di riconsiderare una sentenza del collegio dei giudici, a patto che presenti prove significative e inedite che non erano disponibili al momento della decisione originale. La Scuderia aveva tempo fino al 23 giugno per far valere questo suo diritto e, stando alle voci che sono trapelate dal quartier generale, lo avrebbe fatto proprio nei giorni scorsi. Inviando alla Federazione internazionale dell’automobile un incartamento che, a loro dire, scagionerebbe del tutto Vettel per la manovra difensiva compiuta ai danni di Lewis Hamilton dopo il taglio di chicane al 48° giro della corsa.

Le prove della Ferrari a sostegno di Vettel

La direzione gara, all’unanimità, aveva deciso di punire il campione tedesco non solo per il suo rientro in pista considerato insicuro, ma soprattutto per il secondo movimento dello sterzo verso destra che, secondo i commissari, sarebbe avvenuto quando Seb aveva ormai ripreso il controllo della sua macchina, e con il preciso intento di bloccare il tentativo di attacco del suo rivale. La Ferrari, però, contesta questa ricostruzione, adducendo dati Gps, ulteriori telemetrie e anche la testimonianza in prima persona di Vettel, mai ascoltato dai giudici in Quebec. La versione del Cavallino rampante è che, se si confronta la traiettoria del quattro volte iridato in quell’occasione con quella tenuta nella stessa curva nei giri precedenti, la posizione della sua vettura non è molto diversa. Anzi, addirittura il teutonico sarebbe rientrato, dopo aver tagliato la chicane, più all’interno della curva 4, lasciando dunque teoricamente addirittura più spazio per Hamilton, che comunque in quel momento era ancora alle sue spalle.

Lo stesso pilota della Mercedes avrebbe percorso una traiettoria esterna, oltre il cordolo e vicino al muro, molto simile a quella che normalmente si adotta in quel punto della pista. Inoltre, sempre la Ferrari sostiene che Vettel non solo non abbia tratto vantaggio da quella manovra, ma addirittura abbia perso circa due secondi rispetto ai passaggi precedenti. Tutta questa serie di prove sarebbero sufficienti, stando all’interpretazione di Maranello, per giudicare ammissibile la revisione. I commissari (presieduti da Gerd Ensser, lo stesso presidente del collegio che ha punito originariamente Vettel in Canada) si riuniranno presumibilmente a margine del Gran Premio di Francia per valutare se ammettere o meno queste nuove prove, e in caso positivo la sentenza verrà riconsiderata.

I precedenti che fanno ben sperare

Il margine di manovra per la Ferrari non è ampissimo, dunque, ma esiste. Già in passato, del resto, gli ordini di arrivo di alcune gare vennero modificati a distanza di giorni (come nel Gran Premio del Brasile 2003, la cui vittoria venne tolta a Kimi Raikkonen e restituita a Giancarlo Fisichella due settimane più tardi). Insomma, questa infinita corsa di Montreal non accenna a concludersi. E Sebastian Vettel, insieme ai tifosi ferraristi, può sognare di riprendersi, dopotutto, quel trionfo che si è meritato in pista.

Fabrizio Corgnati