professore suicida
Liceo Giambattista Vico (foto dal web)

Un professore del liceo Vico di Napoli si è suicidato dopo essere stato accusato di molestie nei confronti di due studentesse. La scuola ha organizzato una manifestazione in sua memoria all’esterno dell’istituto.

In centinaia si sono ritrovati all’esterno del Liceo Giambattista Vico nel cuore di Napoli per una veglia in ricordo di un docente che poche ore prima si era tolto la vita. L’uomo era stato accusato di aver molestato due studentesse di 15 anni. Gli alunni della scuola, dopo aver appreso la terribile notizia, hanno organizzato l’evento commemorativo sui social, portando all’ingresso del liceo numerosi mazzi di fiori. A commentare l’accaduto, come riporta Napoli Today, il Dirigente scolastico del Liceo, Maria Clotilde Paisio: “Una storia tragica che ci lascia attoniti e sgomenti. Il riserbo è l’unico atteggiamento che ci sentiamo di osservare nel rispetto di tutti“.

Professore suicidato, la lettera di un’ex alunna: “Con me fu un fratello maggiore…”

Un’ex alunna del professore morto suicida ha voluto scrivere una lettera in memoria dell’uomo che pare sia stato un vero e proprio punto di riferimento per la donna. A riportare il testo della commovente lettera la redazione di Napoli Today:  “Quando un Prof. muore suicida a 53 anni, agli arresti domiciliari e con la peggiore delle accuse, a suo carico si scatena la gogna mediatica, questo è certo. E tutti si fanno una propria idea, fanno ipotesi, immaginano… io la mia idea ce l’ho, certamente parziale, ma forse più concreta perché io quell’uomo l’ho conosciuto. Così provo a raccontarvelo io. Era più grande di noi di poco più di 10 anni, quando arrivò in classe nostra in quarta liceo scientifico. Aveva 28 anni, noi così sapevamo, presumibilmente un primo incarico. Noi eravamo 36 adolescenti di una scuola privata, ripeto “trentasei”, per chi insegna capirà che non è numero da sottovalutarsi. Ne avevamo cambiati già 3 di prof della sua materia, tutti fuggiti… Oggi siamo 36 adulti, professionisti, genitori ed apprezzabili persone, allora (e lo dico da docente), eravamo seriamente str… non avemmo alcuna pietà, non ne avevamo per nessuno, con l’incoscienza spietata di allora… era un anno che non facevamo matematica, tante ore libere non le avremmo barattate con nulla… A saperlo a 17 anni che il liceo ti sarebbe servito per la vita, che lo studio ti serve per la vita… Ma che ne sai, non lo sai, forse solo il primo della classe lo sapeva… E comunque mettemmo in atto tutte le strategie per farlo fuggire, ma lui no. Forse pure lui, come i suoi predecessori (e lo dico ora da docente), era lì in una scuola privata per racimolare punteggio, forse non ne aveva a sufficienza per la Statale, forse lo stipendio non era così basso, forse, forse… Veri o no i miei “forse”, lui ci prese come sfida e sprezzante dei nostri comportamenti la vinse proprio e ci raddrizzò. Ci trattò da adulti, ci rese responsabili, ci insegnò il rispetto che gli era dovuto, (lo dico ora da docente). Con me fu un fratello maggiore… Se ci penso quanto ero incasinata e tormentata senza motivi veri in quel periodo, ma lui mi ascoltava senza giudicare, mai, come si dovrebbe fare, credo, con i ragazzi, io insegno ai bambini quindi non lo so, ma so che con me funzionò, i suoi consigli li ricordo ancora oggi all’alba dei miei 40 anni. Un giorno fui interrogata in fisica, avevo studiato, era una materia che ancora oggi amo. Il Prof. fermò la mia esposizione e disse “tu saresti un’ottima insegnante per come spieghi le cose, ti capirebbe anche un bambino”. Io lo guardai come si guarderebbe un cinquenne parlare di politica estera. Sorrisi e non risi, solo perché era lui, e continuai a spiegare l’argomento. Ma la cosa mi colpì tanto che la ricordo anche adesso. È stato l’unico che me l’abbia predetto, uno dei pochi che ha immaginato per una 17enne che cambiava colore di capelli ogni settimana, col piercing al naso (che allora era raro), coi vestiti del mercatino dell’usato di Resina nella scuola dei “vips” (lì lo erano quasi tutti), qualcosa di buono, anzi di più, “un futuro bello” che oggi è proprio il mio presente. Per cui Prof., dicessero quello che gli pare, tutti i giornalisti e giudici che ti hanno condannato prima di ogni sentenza, i colleghi che non ti sono stati vicino a prescindere… io sono parziale e l’ho premesso, e so anche quanto il mondo della scuola oggi sia davvero difficile con certi alunni e i loro genitori… però so pure che chi ha avuto la fortuna di essere stato tuo alunno sa chi eri… la rabbia è che non potremo dire ciò che saresti diventato, quando tutta quella passione che ci mettevi nell’insegnamento (che sa essere mestiere bellissimo e bruttissimo insieme) si sarebbe fusa con la saggezza. Un abbraccio forte forte ai tuoi cari, e a tutti i tuoi alunni, specie quelli che non avranno la fortuna di incontrarti! Che la terra ti sia lieve. Valeria Famà (una tua alunna, una tua collega come avevi predetto)“.

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