Genitori accusati di violenza sessuale: l’assurda vicenda giudiziaria

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Tribunale
Tribunale (Getty Images)

Una coppia di genitori è stata assolta in appello dopo un’odissea giudiziaria durata ben 14 anni, iniziata con un’accusa di violenza sessuale. I due, una donna ed il suo compagno, erano stati accusati da una vicina.

È terminata con un’assoluzione l’odissea giudiziaria di una coppia di genitori durata ben 14 lunghi anni, iniziata con un’accusa per violenza sessuale. I due erano stati denunciati da una vicina di casa, la quale sosteneva che la coppia avrebbe abusato sessualmente della loro figlia, la quale all’epoca dei fatti aveva solo sei anni. La Corte d’Appello ha deciso di assolvere i due, la madre della bimba ed il compagno della donna, perché il fatto non sussiste e di rivalutare radicalmente quelle che erano state definite come prove inequivocabili in primo grado che avevano portato ad una condanna di 5 anni di reclusione. La vicenda, però, potrebbe non essersi conclusa del tutto, dato che la procura generale della Corte d’appello può impugnare la sentenza in Corte di Cassazione.

Assolti dopo 14 anni: potrebbe non essere ancora finita

È iniziato tutto nel 2006 con una denuncia sporta da una vicina di casa. I fatti si sarebbero svolti in un quartiere residenziale di Viterbo; una donna di origine romena ha denunciato una coppia a seguito di un litigio accusandola di violenze sulla loro figlia di sei anni. La madre della piccola ed il suo compagno, un imprenditore, secondo quanto riporta la redazione de Il Giornale, sono stati subito messi sotto controllo dai carabinieri. In realtà la donna si era recata presso le forze dell’ordine per vendetta: dopo il diverbio, infatti, era stata minacciata dalla madre della bambina di essere denunciata in quanto immigrata irregolare. Per paura e per evitare l’espulsione la donna ha accusato i due di aver abusato della piccola e sono scattate le indagini per accertare le presunte violenze. Il 27 gennaio del 2006, mentre la coppia si trovava fuori casa, i carabinieri si sono introdotti nell’appartamento per installare due cimici ed una microcamera. La famiglia è stata ripresa, ma l’operatore a processo ha ammesso: “Stoppavo e riavviavo la telecamera”. La sera stessa gli uomini dell’arma hanno bussato alla porta di casa della coppia per arrestarli con l’accusa di abusi sessuali aggravati su minore: “Ci hanno portati via tutti – racconta la madre della bambina allora 34enne -, per tre anni non ho rivisto mia figlia”. Anche la figlia è stata prelevata, come spiegato dall’avvocato Claudia Polacchi, per sottoporla a degli esami specifici per accertare le presunte violenze, visite che hanno dato risultato negativo. La piccola, che adesso ha 19 anni e sta per diplomarsi, è stata affidata inizialmente ad una casa famiglia e successivamente alla nonna. Ad incastrare i due che hanno scontato un mese in isolamento, poi 11 mesi ai domiciliari ed infine condannati a 5 anni di reclusione, sarebbe un fotogramma ripreso dalla microcamera in cui si vede il compagno della madre in accappatoio che prima di andare a fare la doccia prende per le gambe la bambina sul letto e sembra divaricarle. In realtà, secondo quanto riportato da Il Giornale, durante il processo d’appello è stato dimostrato che quel gesto era stato fatto dall’imprenditore per farle fare capriole sul letto spingendola dalle scarpe. Martedì la Corte ha deciso di assolvere i due dopo 14 anni, ma potrebbe non essere terminata del tutto l’odissea, dato che la procura generale della Corte d’appello può impugnare la sentenza in Cassazione.

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