Ragazzina suicida, a 12 anni chiama Uber di notte poi si ammazza – FOTO

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Benita, la ragazzina suicida – FOTO: Facebook

Una ragazzina suicida a soli 12 anni ha giustificato il suo gesto estremo lasciando un messaggio scioccante prima di farla finita. “Ho superato il punto di non ritorno, aveva scritto la giovanissima Benita Diamond lo scorso 10 gennaio. E subito dopo, nel cuore della notte, aveva utilizzato di nascosto lo smartphone di sua madre per chiamare una vettura, utilizzando una carta prepagata che le era stata regalata in precedenza. Così Benita si è fatta condurre all’interno di un parcheggio multipiano, restando sola. Una volta andato via il suo passaggio, l’adolescente si è lanciata nel vuoto dal nono piano. Tra le cose che stupiscono nel caso di questa ragazzina suicida spicca senza dubbio il fatto che chi l’abbia portata lì le abbia poi consentito di restare da sola nel cuore della notte, pur essendo poco più che una bambina. E già il fatto di averla vista al punto di partenza avrebbe dovuto far sorgere degli interrogativi.

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Ragazzina suicida, la famiglia attacca Uber: “Perché le ha permesso di viaggiare sola?”

Le forze dell’ordine che indagano su questo caso, avvenuto ad Orlando, in Florida, ignorano ancora i motivi che hanno spinto ‘BB’, come si faceva chiamare Benita, ad agire in questo modo. E tutto ciò nonostante tutti questi mesi trascorsi dalla tragedia. La famiglia dell’adolescente che non c’è più ha accusato duramente Uber per quanto successo. “Se l’autista avesse rispettato la rigida normativa vigente in caso di minori, nostra figlia non sarebbe morta”, ha tuonato il padre di Benita. Ed è stata annunciata anche una denuncia nei confronti dell’azienda di trasporti privata, che agisce sul modello di quanto fatto dai comunissimi taxi ma spesso più a buon mercato.

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