Cancro al seno, una nuova cura: aumentata sopravvivenza del 70%

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Medici
(Getty Images)

Attraverso lo studio di fase III Monaleesa-7 è stata ideata una nuova terapia che potrebbe consentire alle donne affette da tumore al seno di aumentare e migliorare la loro sopravvivenza del 70%.

Lo studio di fase III Monaleesa-7, in cui l’Italia ha avuto un ruolo determinante, ha sviluppato una terapia che potrebbe aumentare del 70% le possibilità di sopravvivenza delle donne affette da tumore al seno. Questo importante studio ha valutato gli effetti della molecola ribociclib in combinato con la terapia endocrina come trattamento iniziale in donne in pre e peri-menopausa con tumore della mammella avanzato o metastatico. I risultati della ricerca sono stati sbalorditivi.

Terapia di speranza: migliorare le aspettative di vita delle donne affette da tumore al seno

I risultati dello straordinario studio sono stati resi noti in una conferenza stampa durante il congresso dell’Asco (American Society of Clinical Oncology), in corso a Chicago, e contestualmente pubblicati sul New England Journal of Medicine. Dallo studio è emerso che con la somministrazione del ribociclib in combinato con la terapia endocrina i tassi di sopravvivenza nella popolazione erano pari al 70,2% rispetto al 46% con la sola terapia endocrina.

Durante il convegno Lucia Del Mastro, responsabile della Breast Unit dell’Irccs Ospedale Policlinico San Martino di Genova, ha spiegato che: “In Italia vivono più di 37.000 donne con diagnosi di tumore della mammella metastatico. Di queste, 3.700 hanno un’età compresa fra i 40 e i 49 anni. Si tratta di donne giovani, nel pieno della loro vita familiare e professionale, come madri, mogli e lavoratici. In questi casi, la malattia ha un impatto profondo sull’intera famiglia“. Da qui, spiega l’oncologa, la necessità di sviluppare una terapia che garantisca una miglior qualità della vita: “Lo studio presentato oggi all’Asco offre nuove speranze alle giovani pazienti: ribociclib, infatti, è un trattamento caratterizzato, da un lato, da un’efficacia superiore rispetto alle terapie anti-ormonali standard, dall’altro da una bassa tossicità, consentendo di condurre una vita normale pur continuando le cure per la neoplasia metastatica“.

Il ruolo dell’Italia: fondamentale nello sviluppo della terapia

Il nostro paese ha avuto un ruolo fondamentale nell’attività di ricerca per lo sviluppo di ribociclib con circa 1.000 pazienti incluse negli studi clinici. Michelino De Laurentiis, direttore del Dipartimento di senologia e toraco-polmonare dell’Istituto Tumori Irccs Fondazione ‘G. Pascale’ di Napoli ha spiegato, come riportato da Adnkronos, cosa sia in concreto il Ribociclib: “Ribociclib è un inibitore selettivo delle chinasi ciclina-dipendenti, una nuova classe di farmaci che contribuiscono a rallentare la progressione del tumore inibendo due enzimi chiamati chinasi ciclina-dipendenti 4 e 6 (CDK 4/6). La sua introduzione, in associazione alla terapia endocrina, permetterà a molte più donne con carcinoma mammario metastatico di ricevere in fase iniziale un trattamento efficace a bassa tossicità, evitando o comunque posticipando la necessità di ricorrere alla chemioterapia“.

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