MotoGP, i piloti accusano il Mugello: “C’è un punto pericolosissimo”

Una fase di gara del GP d'Italia al Mugello di MotoGP 2018 (Foto Michelin)
Una fase di gara del GP d’Italia al Mugello di MotoGP 2018 (Foto Michelin)

MotoGP | I piloti accusano il Mugello: “C’è un punto pericolosissimo”

Il circuito del Mugello finisce nel mirino dei piloti: non per ragioni sportive, bensì di sicurezza. Quella pista che Valentino Rossi ha definito ieri “la Montecarlo del motociclismo” condivide infatti con il circuito cittadino del Principato non soltanto il fascino e la storia, ma anche, per molti versi, alcuni elementi anacronistici. Rispetto ad altri tracciati del Motomondiale, anche leggendari come Assen o Misano, quello toscano dalla sua nascita datata 1974 è cambiato ben poco, e non si è quasi mai adeguato alle esigenze delle MotoGP di oggi.

Il risultato lo si è visto l’anno passato: quando, sul dosso in fondo al rettilineo, Michele Pirro rimase senza freni e finì dritto a piena velocità nella via di fuga della San Donato. Per fortuna il collaudatore della Ducati uscì incolume da quel terribile incidente, ma ammise senza vergogna di avere “visto la morte in faccia”. È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso: quello scollinamento ha iniziato a far davvero troppa paura ai piloti, che si sono domandati se abbia ancora senso farlo percorrere alle moto di oggi, da 280 cavalli, che ci transitano ad oltre 350 km/h.

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Il dosso del Mugello che fa paura ai piloti

In conferenza stampa diversi di loro hanno sollevato il caso: “Questo circuito è bellissimo, ma quel punto è pericoloso e ne abbiamo parlato anche nella commissione sicurezza”, ha rivelato Marc Marquez. “La cosa più logica sarebbe appiattirlo”. E anche il diretto rivale Andrea Dovizioso gli ha fatto eco: “Lì siamo al limite”. Una posizione condivisa anche da Valentino Rossi: “Non è facile, ma forse quel dosso andrebbe un po’ spianato”. Per i puristi, privare il Mugello di uno dei suoi marchi di fabbrica equivarrebbe ad una bestemmia: loro, semmai, tendono a rimbalzare la palla sul campo dei piloti, sostenendo che debbano essere loro a gestire meglio la velocità, magari non passando in pieno su quel punto.

D’altro canto, però, la sicurezza è una considerazione che, nelle corse, deve sempre avere la priorità, perfino sullo spettacolo e sulla tradizione. Per questo motivo apportare una piccola modifica ad un impianto nato oltre quarant’anni fa, in tempi in cui si correva con moto completamente diverse da quelle odierne, potrebbe non essere poi così grave. Soprattutto se fosse la condizione necessaria per continuare a far disputare una delle tappe più belle di tutto il Motomondiale.

Fabrizio Corgnati