Mercatone Uno
Mercatone Uno – FOTO: wikipedia

I lavoratori di un Mercatone Uno emiliano hanno appreso dai social di aver perso il lavoro. Nei guai anche i clienti che avevano dato acconti importanti.

Ha portato ad attimi di tensione l’improvvisa chiusura del Mercatone Uno di Rubiera, in provincia di Reggio Emilia. I sigilli all’esercizio commerciale sono stati disposti a causa del fallimento, con clienti e soprattutto dipendenti che erano all’oscuro di tutto. La cosa è stata appresa da molti di loro soltanto attraverso il passaparola su Facebook, e la notizia ha suscitato comprensibile rabbia. L’edizione online de ‘La Stampa’ riporta le parole di un dipendente di lunga data di quel Mercatone Uno, un 39enne che dal 2001 lavorava lì. “Essere licenziato via social non si è mai visto, è una vergogna assoluta”. Lui e molti altri lamentano come i vertici dirigenziali dell’azienda non abbiano proceduto con alcuna comunicazione in merito.

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Mercatone Uno, i lavoratori hanno saputo tutto dai social

Il dipendente in questione fa sapere di essere stato avvisato della presenza di un documento importante su Facebook, in cui si parlava della chiusura dell’attività. La cosa è stata poi verificata dal portale dei creditori del tribunale di Milano, che riportava effettivamente quanto successo. C’è anche chi se la prende con il ministero dello Sviluppo economico, colpevole di non aver vigilato sull’accaduto. Ed ora 45 persone si ritrovano senza lavoro. Già da dicembre in realtà c’erano stati dei problemi, con i mancati rifornimenti da parte dei fornitori. Ma nessuno si aspettava un epilogo del genere dopo soli cinque mesi. Per diversi lo spettro di non riuscire più a trovare un impiego è concreto, specialmente tra gli over 50. La rabbia e la delusione per una vicenda tanto assurda sono ai massimi livelli.

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“Shernon Holding sciagurata, nei guai per colpa sua”

Sempre alcuni di essi se la prendono con Shernon Holding, il gruppo che ha in mano Mercatone Uno e che viene tacciato di irresponsabilità per aver acquisito svariati punti vendita (circa 55) senza avere una strategia efficace. “L’ultima comunicazione risale a due settimane fa. Ci hanno chiesto di continuare a lavorare e di avere fiducia, perché stavano cercando dei finanziatori. Invece ci hanno presi in giro”. Ma anche diversi clienti sono sul piede di guerra: in diversi avevano fornito acconti per mobili ed altri pezzi di arredamento, che ora non arriveranno mai a casa. Tra questi spicca una donna che aveva versato 4mila euro per comprare una cucina.