Stefano Cucchi
Stefano Cucchi (foto dal web)

Presso la Stazione dei carabinieri del quartiere Casale, Brindisi, è giunta una lettera anonimo dal carattere minatorio, accompagnato dalla foto di Stefano Cucchi dopo l’autopsia.

La mattina del 24 maggio, presso la Stazione dei carabinieri del quartiere Casale, a Brindisi, è stata recapitata una lettera contenente un messaggio di minaccia rivolto gli uomini dell’arma. Una missiva con indirizzo scritto a mano al cui interno gli uomini della caserma hanno rinvenuto la ormai tristemente celebre nota foto del corpo di Stefano Cucchi dopo l’autopsia accompagnata da una lapidaria frase: “Altri nove ne devono morire di carabinieri”. Il materiale è stato sequestrato e inviato al Reparto investigazioni scientifiche, RIS, per gli accertamenti del caso.

Caso Cucchi, lettera anonima in caserma: allerta fra gli uomini in divisa

Una lettera contente minacce di morte è stata recapitata presso la Stazione dei carabinieri del quartiere Casale, Brindisi, lo scorso 24 maggio. La missiva è partita da Bari ed è arrivata tramite posta ordinaria, sulla busta l’indirizzo è stato redatto a mano. All’interno una foto del corpo di Stefano Cucchi a seguito dell’autopsia ed un messaggio inquietante: “Altri nove ne devono morire di carabinieri“. l materiale è stato posto sotto sequestro ed immediatamente inviato ai RIS per effettuare tutte le indagini. Dell’accaduto sono state messe a conoscenza tutti i comandi territoriali limitrofi attraverso una nota.

La prima ipotesi circa il responsabile del gesto è che si tratti di un folle, di un mitomane, tuttavia dato il tenore del messaggio è stato richiesto agli uomini dell’arma massima allerta. Da non sottovalutare il fatto che a ricevere la missiva sia stata la stazione di Brindisi, città di cui è originario il vicebrigadiere Francesco Tedesco, colui il quale tramite le proprie rivelazioni ha parlato di come Cucchi sarebbe stato vittima di un pestaggio all’interno della compagnia della Casilina a Roma. Perché proprio il numero nove all’interno del messaggio, quale sia il collegamento con la vicenda resta un mistero. Secondo la redazione di Lecce Prima, forse potrebbe esserci un rimando agli anni che ci sono voluti per riuscire a scoprire la verità sul caso. Ad aprile scorso, infatti, il vicebrigadiere tedesco ha chiesto perdono alla famiglia Cucchi e agli agenti di Polizia Penitenziaria, assolti in primo grado, per aver nascosto tutto quanto a sua conoscenza per nove lunghi anni.

Il colonnello Giuseppe De Magistris a seguito dell’episodio ha dichiarato alla Gazzetta del Mezzogiorno: “Continuiamo, nella massima serenità, il nostro lavoro a tutela della sicurezza dei cittadini. Dopo questo episodio sono state intensificate le misure di autotutela dei militari ma anche quelle di controllo del territorio“.

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