La Ferrari SF90 di Charles Leclerc (Foto Ferrari)
La Ferrari SF90 di Charles Leclerc (Foto Ferrari)

F1 | Vettel: “La Ferrari non è sbagliata”. Ma i tecnici la stanno già ridisegnando

“Se la nostra macchina è sbagliata, allora cosa dovremmo dire di tutte quelle che stanno dietro di noi?”. Veste i panni dell’aziendalista, Sebastian Vettel. Segue le regole del manuale del buon leader, quelle che prevedono che i panni sporchi si lavino rigorosamente in famiglia, senza sbattere sui giornali inutili polemiche o accuse reciproche. Il capitano della Ferrari continua ad insistere sulla bontà del progetto della SF90, arrivando a negare l’evidenza dei risultati in pista. Quasi come non volesse smentire, con il senno di poi, quella sfortunata profezia che emise dopo i primi giri di questa monoposto: “È quasi perfetta”.

Ma la dura realtà è un’altra, e ormai la ammettono candidamente perfino i vertici della Scuderia. Nella Ferrari 2019 ci sono degli errori di base, dei difetti strutturali, che la rendono fondamentalmente vecchia, retrograda, anacronistica. C’entra la filosofia aerodinamica, che ha privilegiato la minore resistenza all’avanzamento rispetto al carico, con il risultato che la macchina va fortissimo in rettilineo ma arranca nelle curve medio-lente. E c’entra anche la geometria delle sospensioni anteriori, studiate per far funzionare alla perfezione le gomme della passata stagione, ma che invece non riescono a portare in temperatura quelle di quest’anno, dal battistrada assottigliato.

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Allo studio una nuova Ferrari SF90

Insomma, qui non si tratta di qualche dettaglio, di una manciata di problemini a cui è facile mettere una pezza. Bisogna rivoluzionare la vettura da cima a fondo o, come ha lasciato intendere ieri in conferenza stampa lo stesso team principal e direttore tecnico Mattia Binotto, “sviluppare nuovi concetti, su cui stiamo già lavorando”. La decisione definitiva di disegnare una nuova vettura, una versione B, è stata presa venerdì scorso, in una riunione convocata alla presenza nientemeno che del presidente John Elkann e dell’amministratore delegato Louis Camilleri. Naturalmente, l’operazione non è né semplice né immediata. Servono soldi, tanti, ed è proprio per questo che c’è stato bisogno che i piani più alti della Rossa dessero il loro benestare a spendere questo extra budget. Per fare un confronto, l’anno scorso la Mercedes fu costretta a destinare 30 milioni in più di quanto preventivato, per correggere in corsa i suoi guai tecnici e fare quel colpo di reni che la portò al titolo mondiale.

E poi, soprattutto, serve tempo. Il sogno è quello di riuscire ad avere la nuova monoposto pronta già per i test del 16 e 17 luglio dopo il Gran Premio di Gran Bretagna, a Silverstone. Più facile che il debutto arrivi al Gran Premio del Belgio, il 1° settembre, che seguirà quasi un mese di pausa estiva forzata. A quel punto dovremmo vedere in pista una Ferrari completamente ridisegnata, specialmente nell’avantreno, tra sospensioni e aerodinamica. Il problema è che lo sviluppo in corso di stagione non è mai stato il punto di forza del Cavallino rampante: anche per questo si è deciso di richiamare alla base l’ex capo progettista Simone Resta, ad oggi in prestito come direttore tecnico della Alfa Romeo. Oltre che, s’intende, per iniziare a gettare le linee guida della Ferrari 2020: perché tutte le soluzioni che saranno pensate per la macchina attuale serviranno soprattutto ad evitare un’ennesima figuraccia anche nella prossima.

Fabrizio Corgnati