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Il bonus 80 euro voluto da Renzi a rischio taglio – FOTO: Getty Images

Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha definito il Bonus 80 euro voluto a suo tempo da Matteo Renzi “un errore”, e vorrebbe sopprimerlo. Questi i numeri.

Giovanni Tria, ministro dell’Economia, avrebbe la seria intenzione di cancellare il bonus 80 euro varato dall’allora premier, Matteo Renzi. Era l’aprile del 2014 quando la misura divenne di dominio pubblico nell’ambito della campagna elettorale per le allora Elezioni Europee. Manovra che già allora ebbe un costo preventivo di un 10 miliardi di euro. Tria ha fatto riferimento alla necessità “di riassorbire gli 80 euro, nell’ambito di una corretta riforma fiscale. Quella di Renzi fu una scelta tecnicamente sbagliata, perché quel bonus risulta come spesa e non come uno sconto fiscale”. L’entrata in vigore del provvedimento ha visto un incremento per l’appunto di 80 euro negli stipendi per lavoratori dipendenti con reddito compreso tra 8mila e 26mila euro all’anno. Il ‘Bonus Irpef’, com’era chiamato, aveva portato quindi ad un plus di 960 euro nelle buste paga nell’arco di 12 mesi.

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Bonus 80 euro, chi ne ha beneficiato fino ad oggi

La Legge di Stabilità del 2015 ha poi portato tale misura a diventare strutturale, e con l’esecutivo Gentiloni nel 2018 la misura è stata ampliata a più lavoratori, includendo anche i dipendenti statali dopo aver innalzato di 600 euro le soglie previste. Fino all’anno scorso i beneficiari sono stati 11,7 milioni, con un aumento del 2,1% rispetto al 2016 e con una percentuale del 54% dei lavoratori dipendenti italiani interessati dal provvedimento. Provvedimento che però è stato interessato in maniera importante dalla dinamica cosiddetta ‘delle porte girevoli’. Infatti circa 1,8 milioni di lavoratori hanno poi dovuto restituire in maniera totale o parziale quanto precedentemente ottenuto con il Bonus Irpef, per un totale di 494 milioni di euro circa. Ma ben 1,2 mln di questi soggetti ha ricevuto comunque la restituzione di pagamenti Irpef che sono stati riconosciuti come indebitamente versati. Si tratta nello specifico di 770 mln.

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