Gabbiani a TMW: “Vi racconto il vero Niki Lauda (e come arrivò in Ferrari)”

Niki Lauda al volante della Ferrari (Foto Ferrari)
Niki Lauda al volante della Ferrari (Foto Ferrari)

F1 | Gabbiani a TMW: “Vi racconto il vero Niki Lauda (e come arrivò in Ferrari)”

Questa mattina, nella clinica svizzera dove era stato ricoverato per problemi ai reni, si è spento a 70 anni Niki Lauda. Una delle leggende della Formula 1, uno dei campioni più grandi, capace di vincere da manager come da pilota, prima e dopo il terribile rogo di cui fu vittima nel 1976 al Nurburgring e che lo lasciò sfigurato. Lo ricordiamo con Beppe Gabbiani, che anche lui fu pilota di F1 a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, in questa intervista che ha concesso ai microfoni di TuttoMotoriWeb.com.

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Beppe, come hai preso la notizia della scomparsa di Niki Lauda?
È stata la prima notizia che ho letto stamattina presto, appena svegliato, e mi ha colpito. Aveva solo otto anni in più di me, anche se non facevamo parte della stessa generazione di piloti.

Che ricordo hai di lui?
Lo conobbi nel 1978, al Gran Premio di Monza, quando corsi per la prima volta in Formula 1. Dopodiché ebbi molte altre occasioni di parlare con lui, anche quando smise di correre: per esempio quando era proprietario della LaudaAir, e guidava lui stesso i suoi aeroplani.

E di cosa parlavate?
Non solo di macchine. Era una persona eclettica, di cultura, piena di risorse, molto diversa da come appariva in pista. A differenza di molti altri piloti famosi, con cui ti ritrovi a non sapere che cosa dire. Eppure scoprii un uomo molto intelligente e simpatico. Lo ha dimostrato anche nella vita, lontano dalle corse. Avrebbe potuto fare il presidente di qualsiasi multinazionale.

In pista era un computer, mentre nella vita emergeva il suo lato umano?
Sicuramente. Non scordiamoci che vinse tre Mondiali, ma ne avrebbe vinto un quarto se nel 1976 non si fosse fermato, perché non ce la faceva. Dico la verità: da ragazzino non apprezzavo il suo stile di guida, preferivo nettamente Ronnie Peterson. Ma i dati danno ragione a Niki: 24 pole, 25 vittorie, 54 podi.

Era poco spettacolare ma molto redditizio.
In effetti, nelle categorie in cui ci si picchiava molto, come in Formula 3 o in Formula 2, non è che avesse vinto molto. In una vecchia intervista, Ronnie glielo fece anche presente. Ma questo non vuol dire niente.

Anche il tuo stile, da cavallo pazzo, era molto più simile a quello di Peterson.
Eppure, a distanza di anni e anni, ora che non serve più, ho imparato che non basta essere super veloci. Bisogna avere una combinazione di molte doti diverse per diventare Niki Lauda.

Ci racconti qualche retroscena?
Molte notizie su di lui le seppi da Clay Regazzoni, che fu suo compagno di squadra e a cui mangiò un Mondiale. Clay lo fece arrivare in Ferrari perché in Brm andava molto forte, quando nessuno avrebbe scommesso su di lui in Formula 1. Secondo Regazzoni lui era il pilota giusto: ed ebbe ragione. Fin troppo.

Si portò in casa un rivale tosto.
Un Piquet, un Prost. Era meglio se si fosse tenuto Carlos Reutemann… E poi lui era l’unico che si permetteva di battibeccare, con l’ingegner Enzo Ferrari. Diceva tutto quello che pensava al grande Drake, nessuno fece quel tipo di polemiche. Anche in televisione, quando i Gran Premi non erano trasmessi in tutto il mondo come oggi. Era in grado di monopolizzare l’attenzione, di dividere l’opinione pubblica e i giornalisti. Aveva davvero le palle. E lo ha dimostrato fino alle ultime interviste dell’anno scorso, in quel suo italo-tedesco, sempre lapidarie, mai politiche. A me piaceva quel modo in cui diceva sempre la verità, senza girarci troppo intorno.

Ci mancherà.
Sì, mi dispiace tantissimo. Penso che le sue complicazioni fisiche siano state tutte conseguenze del terribile incidente del 1976. Lauda è un uomo che ha sofferto.

Fabrizio Corgnati