Niki Lauda e Lewis Hamilton (Foto Steve Etherington/Mercedes)
Niki Lauda e Lewis Hamilton (Foto Steve Etherington/Mercedes)

F1 | Allievi a TMW: “Niki Lauda, il più grande. Lui ha creato anche Hamilton”

Per un giorno Niki Lauda ha fatto dimenticare alla stampa mondiale perfino la politica. Poco fa mi ha chiamato un giornalista austriaco: la sua morte ha distratto l’attenzione addirittura dalla crisi di governo”. L’ultimo regalo che ci ha fatto uno dei miti della Formula 1. “Del resto, non c’è da stupirsi: è stato indubbiamente uno dei più grandi personaggi di questo secolo”. A parlare è Pino Allievi, veterano dei giornalisti automobilistici italiani, scrittore e grande firma della Gazzetta dello Sport, ma soprattutto uno dei più grandi amici di Niki Lauda nel paddock. Per questo non potevamo interpellare una persona migliore di lui per ricordare, ai microfoni di TuttoMotoriWeb.com, il campione scomparso oggi all’età di 70 anni.

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Pino, tutti ricordano il Niki Lauda pilota, che con il suo stile di guida si attirò addosso l’etichetta di computer, di calcolatore. Ma, come uomo, chi era Lauda?
Voglio raccontarti le cose come stanno. Quando arrivò alla Ferrari stava sulle scatole alla stampa italiana di allora, perché quei giornalisti non parlavano inglese. Lui imparò quasi subito l’italiano, ma nel frattempo non mancarono i fraintendimenti. Era timoroso, timido, riservato, arriva da una famiglia austera, che gli aveva impartito un’educazione molto rigida: per questo venne preso per antipatico e scostante. Per giunta il termine di paragone era il suo compagno di squadra Clay Regazzoni, uno svizzero nato a 30 km dal confine con l’Italia, cordiale, chiacchierone, che faceva battute ed era già un pilota affermato. Lauda, invece, era il ragazzino che si giocava la carriera: era ancora sommerso dai debiti per pagare gli affitti delle macchine con cui aveva corso in Formula 3 e in Formula 2. Per questo motivo iniziarono a definirlo computer. Io a quell’epoca cominciavo a fare il giornalista, e con me fu sempre di una gentilezza incredibile, non ci fu mai uno screzio. Poi è diventato il mio più grande amico sui circuiti: una persona eccezionale, gradevolissima, con la quale potevi mettere in campo anche i sentimenti.

E di un’intelligenza incredibilmente eclettica, tanto che dopo aver appeso il casco al chiodo si è reinventato in mille altri ruoli.
I calciatori quando smettono di giocare in genere aprono un’assicurazione, un’agenzia di viaggi, un negozio o vanno a mettere i soldi nelle mani di qualche broker. Lauda, invece, a 30 anni ha dato via a una compagnia aerea, con il solo obiettivo di fregare la Austrian Airlines: una follia. Invece ci è riuscito, portandola ad un livello di grandezza e di maturità tale che alla fine fu assorbita dalla Lufthansa. Aveva un’intelligenza decisamente fuori dal comune. Si è dedicato ai motori, ma se non lo avesse fatto avrebbe raggiunto il successo in qualsiasi altro campo.

In termini di guida, invece, che cosa ha lasciato Niki Lauda ai piloti giunti dopo di lui?
La disciplina. Era uno che, quando si trattava di far casino, non toglieva mai il piede dall’acceleratore, era il primo a volersi divertire. Ma quando si lavorava era terribilmente serio, si applicava, badava ai dettagli. Ci è arrivato prima di tutti: la F1 moderna è nata con lui. Poi è stata male interpretata da chi è arrivato dopo, che ha preso solo i lati negativi del carattere di Niki, senza la parte positiva. I piloti di oggi hanno solo l’elemento computeristico, ma non l’intelligenza e la vivacità mentale di Lauda.

Non c’è più stato nessuno che ti ricordasse Niki Lauda?
Lauda non ha paragoni, ma del resto di uomini come lui in un secolo ne nasce uno solo. Paradossalmente lui, che è stato il primo pilota della F1 moderna, come carattere assomigliava di più al primo della F1 degli albori, Juan Manuel Fangio. Anche lui era molto serio, tanto che a volte dicevano che se la tirava. Ma anche lui, finito il GP, sapeva come divertirsi.

La Mercedes sentirà la sua mancanza? Ci sarà qualche ricaduta in termini operativi, ora che il loro presidente non c’è più?
In realtà il suo compito l’aveva esaurito. Aveva dato vita a una struttura Mercedes fortissima, consigliando al boss Dieter Zetsche di prendere gli elementi migliori sul mercato. Era stato l’uomo che aveva portato Lewis Hamilton, che lo aveva educato, spiegandogli che si poteva diventare campioni anche arrivando 2° o 3°, che lo ha forgiato. E ha dato sani consigli anche a Valtteri Bottas. Quindi la Mercedes di oggi è avviata sulla strada dettata da lui.

Fabrizio Corgnati