MotoGP, analisi GP Le Mans: brava Ducati, ma così non basta ancora

Andrea Dovizioso e Danilo Petrucci festeggiano il doppio podio Ducati in MotoGP a Le Mans 2019 (Foto Gold & Goose/Red Bull)
Andrea Dovizioso e Danilo Petrucci festeggiano il doppio podio Ducati in MotoGP a Le Mans 2019 (Foto Gold & Goose/Red Bull)

MotoGP | Analisi GP Le Mans: brava Ducati, ma così non basta ancora

Secondo, terzo e quarto posto: quella della Ducati a Le Mans è stata una grande prestazione di squadra. Un risultato positivo, che conferma i passi in avanti compiuti dalla Desmosedici sotto il fronte tecnico, e allo stesso tempo spazza via le nubi addensatesi su Borgo Panigale per via del rendimento balbettante nell’ultima tappa di Jerez de la Frontera.

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La piazza d’onore per Andrea Dovizioso è convincente, visto che si tratta del suo miglior arrivo di sempre nel Gran Premio di Francia. Per giunta, il pilota forlivese sale sul podio per la terza volta della stagione, e nelle prime cinque gare della MotoGP 2019 non è mai sceso sotto la quarta posizione. Desmodovi, insomma, si conferma costante, solido, redditizio, capace di utilizzare la sua intelligenza tattica e la sua lucidità di giudizio per massimizzare le opportunità che gli si presentano. Tanto che, in classifica generale, si mantiene a un passo dalla vetta: appena otto punti di distacco, non certo incolmabili.

Sul gradino basso si accomoda invece il suo compagno di squadra Danilo Petrucci, per la prima volta in stagione e anche per la prima volta da pilota ufficiale Ducati. Lo stesso direttore generale Gigi Dall’Igna ha giustamente lodato l’autocontrollo di Petrux, che ha sì provato ad attaccare il suo capitano al 25° e 26° giro, ma comunque senza strafare, senza mai mettere a rischio questi punti preziosi. Per la Ducati, che conferma che avere una seconda guida capace di fare gioco di squadra possa rivelarsi una strategia vincente, ma anche per lui stesso, che inizia finalmente a dimostrare anche nel team ufficiale le sue doti da top rider.

E poi c’è Jack Miller, medaglia di legno al traguardo ma sorprendente tanto in qualifica quanto nei primi giri, quando si è preso il lusso di andare all’assalto della vittoria e di prendere addirittura il comando della corsa al quinto giro. Anche lui, in sella alla moto satellite del team Pramac, si sta inserendo sempre più spesso nelle posizioni che contano, rilanciando così le sue quotazioni nella candidatura alla moto ufficiale, che sicuramente anche lui non demeriterebbe.

Tutto bene, insomma. Se non fosse per un piccolo particolare: là davanti a tutti, a due secondi dalle tre Ducati, dopo aver fatto il vuoto a metà gara grazie ad un passo inarrivabile per tutti gli avversari, è arrivato il solito Marc Marquez. Il suo dominio sulla MotoGP continua ad essere netto, la sua sicurezza di sé talmente incrollabile da scivolare nella spavalderia, la sua capacità di spremere al massimo la capricciosa Honda senza paragoni tra tutti i suoi compagni di marca. Contro un fuoriclasse del genere, anche questa bellissima Ducati è costretta ad accontentarsi di giocarsi il secondo posto.

Se Dovizioso è ancora agganciato al treno del titolo iridato, lo deve soprattutto all’imperdonabile errore commesso da Marquez ad Austin. Altrimenti la storia sarebbe molto diversa, visto che, quando non sbaglia, il Cabroncito continua a trasformare i Gran Premi del Motomondiale in noiosi e scontati monologhi. La Rossa è cresciuta e continua a crescere tanto, dunque, ma non basta. C’è ancora un ultimo scalino da salire per raggiungere l’agognato vertice delle due ruote: peccato che su quello scalino ci sia il più forte di tutti.

Fabrizio Corgnati