La SF90 è tutta sbagliata: tecnici Ferrari al lavoro su un nuovo progetto

Charles Leclerc al volante della Ferrari nel GP di Spagna di F1 2019 (Foto Ferrari)
Charles Leclerc al volante della Ferrari nel GP di Spagna di F1 2019 (Foto Ferrari)

F1 | La SF90 è tutta sbagliata: tecnici Ferrari al lavoro su un nuovo progetto

Il problema non sono i 96 punti di distacco dalla Mercedes, che fanno pensare ad un Mondiale di F1 2019 già chiuso nei fatti dopo sole cinque gare. Il problema non sono nemmeno quegli otto decimi rifilati da Valtteri Bottas a Sebastian Vettel in qualifica, un margine oceanico per gli standard della Formula 1. Il problema vero della Ferrari, a questo punto, è che c’è qualcosa di profondamente sbagliato sulla SF90, ma gli ingegneri di Maranello non riescono proprio a capire cosa.

Osservando la monoposto girare da bordo pista, o perfino dai camera car, infatti, la Rossa appare precisa, stabile, equilibrata. Poi, però, quando si guardano i cronometri il verdetto è crudele e implacabile: questa Ferrari è semplicemente troppo lenta. I tecnici non sono certo rimasti con le mani in mano, in queste ultime settimane: al contrario, le hanno provate davvero tutte per cercare una soluzione. Hanno impresso un ritmo massacrante al lavoro sugli sviluppi, anticipando di un intero mese l’aggiornamento al motore che, accoppiato a sostanziali novità sul fronte aerodinamico, è stato introdotto già nell’ultimo fine settimana a Barcellona, nel disperato tentativo di rincorrere una Freccia d’argento già in fuga.

-> Per restare aggiornato sulle ultime notizie di F1, MotoGP e Superbike CLICCA QUI

Tutti i problemi della Ferrari SF90

Ma l’aspetto più preoccupante di tutto questo è che ogni esperimento fatto finora non ha sortito alcun effetto tangibile, ogni modifica provata un po’ a tentoni si è rivelata inutile. La Ferrari continua a perdere terreno, soprattutto nelle curve lente, e non sembra dare alcun cenno di cresicta. Con il senno di poi, viene da dare tristemente ragione a Sebastian Vettel quando, sceso per la prima volta dalla SF90, nei test di due mesi e mezzo fa sempre al Montmelò, si lasciò scappare un commento entusiasta: “Questa macchina è quasi perfetta”. Effettivamente lo era, nel senso che appena nata già non aveva più margine di miglioramento, aveva subito raggiunto il proprio limite massimo. Nel frattempo, invece, la Mercedes ha ribaltato la sua vettura, ha affinato l’intero disegno e, di gara in gara, non smette mai di perfezionarsi. Con i risultati che vediamo.

Arrivati a questo punto, mettere qualche pezza qua e là sulla Ferrari non basta più, perché i buchi si sono aperti a tal punto da diventare delle voragini. La crisi non nasce da un solo difetto, ma da un errore concettuale di base nella struttura della macchina, come lo stesso team principal Mattia Binotto, sconsolato dopo l’ennesima sconfitta nel Gran Premio di Spagna, non ha escluso davanti ai giornalisti. C’è il problema della filosofia aerodinamica, dell’alettone anteriore così innovativo e radicale da non riuscire a garantire sufficiente carico all’anteriore, e dunque sufficiente guidabilità. Ma c’è anche il problema del telaio, che non riesce a fornire abbastanza trazione e aderenza meccanica, e non gestisce al meglio le gomme più morbide, probabilmente per colpa delle sospensioni anteriori.

Serve una svolta radicale

Insomma, questa Ferrari SF90 è da ripensare completamente: bisogna ridisegnare l’intero progetto partendo da zero, per dare vita a una versione B rivoluzionata. Un compito che, ovviamente, richiede tante risorse, ma soprattutto tanto tempo, troppo per poter ancora sognare un’improbabile rimonta iridata al fotofinish. L’operazione, comunque, è stata già avviata: non tanto con i due giorni di test in pista, dove non ci saranno novità da provare sulla macchina ma solo tanti dati da raccogliere, quanto piuttosto al quartier generale, con un intenso lavoro al simulatore. Poi partirà l’inchiesta annunciata da Binotto, che già ieri ha convocato un’importante riunione tecnica alla presenza di tutti i reparti. La crisi è profonda, e dunque anche la strada per uscirne sarà lunga, faticosa e dolorosa.

Fabrizio Corgnati