Sequestro del piccolo Tommy, la madre: “Mi succedono cose strane”

Tommaso Onofri (Getty Images)

Il piccolo Tommaso Onofri aveva solo 18 mesi quando venne sequestrato mentre si trovava in casa con la famiglia e poi brutalmente ucciso il 2 marzo del 2006. La madre a distanza di anni ha rilasciato una straziante intervista al Corriere della Sera.

Paola Pellinghelli, classe 1963, madre del piccolo Tommy, ricorda con estrema lucidità la notte del 2 marzo 2006, quando degli uomini fecero irruzione nella sua casa e le portarono via il bambino. Quella fu l’ultima volta in cui la donna vide suo figlio perché di lì a breve i rapitori lo avrebbero ucciso. La donna ha rilasciato una lunga intervista al Corriere della Sera in cui ha raccontato particolari agghiaccianti, come ad esempio le modalità con cui seppe che il piccolo era morto.

Il sequestro del piccolo Tommaso Onofri: la ricostruzione della vicenda

Il 2 marzo del 2006 degli estranei fanno irruzione verso le 21:00 nella casa della famiglia Onofri ed immobilizzano con del nastro adesivo i genitori e il fratellino del piccolo Tommaso Onofri, di soli 18 mesi, il quale viene strappato via dal seggiolone. Il 7 marzo vengono ascoltati dai magistrati alcuni operai che qualche tempo prima avevano prestato la propria opera per lavori di ristrutturazione svolti presso la casa degli Onofri. Tre giorni dopo a seguito di una perquisizione presso un locale sito in via Jacchia a Parma, di proprietà di Paolo Onofri ed adibito a magazzino e laboratorio, vengono rinvenute, nella memoria di un suo computer, immagini e filmati pedopornografici. Il padre del piccolo Tommaso viene iscritto nel registro degli indagati per la loro detenzione. Le indagini per individuare i responsabili del sequestro del piccolo Tommy si rivolgono su un gruppo di persone, tra le quali almeno una donna, a seguito del rilievo di un’impronta digitale lasciata sul nastro adesivo utilizzato dai rapitori per immobilizzare i familiari al momento del sequestro. Al centro delle indagini il muratore Mario Alessi, 44 anni, pluripregiudicato, che ha partecipato ai lavori di ristrutturazione della casa della famiglia Onofri. Finalmente il 1 aprile, nell’ambito di una vasta operazione, vengono sentite circa 40 persone ed arrestati Mario Alessi, la sua compagna Antonella Conserva e Salvatore Raimondi. Mario Alessi confessa l’omicidio di Tommaso Onofri, commesso una ventina di minuti dopo il suo rapimento e, in serata, conduce gli investigatori ed i Vigili del Fuoco sul luogo ove è stato occultato il corpicino del bimbo brutalmente assassinato.

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L’intervista a Paola Pellinghelli: “Ho preso psicofarmaci per tre anni

Paola Pellinghelli è la madre del piccolo Tommy, rapito ed ucciso durante la notte del 2 marzo 2006. La donna racconta alla redazione del Corriere della Sera i momenti infernali trascorsi dopo la scomparsa del figlio e lo choc dopo che seppe che il piccolo era morto. Per un mese proseguirono ininterrottamente le ricerche del piccolo Tommy, fin quando Alessi non decise di confessare l’atroce delitto: il piccolo di soli 18 mesi fu ucciso pochi minuti dopo il rapimento, strangolato così forte da fratturargli la mandibola, preso a calci e a pugni. Venne seppellito sotto pochi centimetri di terra lungo il torrente Enza, tra Sant’Ilario e Parma. Paola Pennighelli racconta che per i tre anni a seguire fu costretta ad assumere psicofarmaci. Ora vive nella stessa in cui avvenne il rapimento. La donna spiega inizialmente come venne a sapere di quanto successo:”Ero da mia sorella perché casa mia era sotto sequestro. Lei stava ascoltando quell’edizione straordinaria in un’altra stanza, è corsa da me per spegnere la tivù ma non ha fatto in tempo. Quando ho sentito che lo avevano ritrovato morto sono svenuta e poi non ricordo altro, mi hanno imbottita di psicofarmaci e da allora in poi li ho presi per tre anni. Prendevo sei pasticche al giorno, c’erano momenti in cui non sapevo più chi ero. Anche del funerale non ricordo altro che teste, tantissime teste. Ci sono ricordi che ancora oggi non riesco a incasellare nello spazio e nel tempo. Ho saputo di certe scene sul luogo del ritrovamento…. Mi hanno detto – spiega Paola- che lì dove l’hanno trovato c’erano medici, poliziotti, carabinieri, vigili del fuoco. Quando hanno cominciato a vedere la manina, il pigiamino sbucare fuori dalla terra so che alcuni di loro sono partiti a razzo per andare da Alessi a dargli una lezione. Li hanno fermati“. Parlando di Alessi, la donna ammette: “Se per caso qualche giudice di sorveglianza dovesse firmare un permesso per far uscire questa gente dal carcere ci pensi bene e vada a rivedersi quel filmato in cui Alessi faceva un appello per Tommy: diceva che i bambini sono angeli e non si toccano. Quando ho capito che Alessi potesse c’entrare qualcosa con il rapimento? Un giorno in questura. Non avevano ancora trovato Tommy. La polizia stava sentendo Sebastiano, l’altro mio figlio che aveva otto anni ed era a casa con noi la sera del sequestro. Io stavo aspettando lui quando arrivò Alessi. Ha tirato dritto senza salutarmi e ho pensato: che stronzo, era a casa mia fino all’altro giorno e non mi chiede nemmeno come va. Per questo l’ho fissato mentre mi passava davanti. E allora ho cominciato a pensare: sono quelle le gambe entrate in casa mia. Io le avevo viste bene da terra, legata“.

La donna poi parla del malore accusato nell’agosto 2008 dal marito Paolo deceduto poi nel gennaio 2014: “È stato male l’11 agosto del 2008 mentre era da sua sorella a Folgaria. Arresto cardiaco. Io ero a casa con Seba, a Casalbaroncolo, mio padre stava male e Paolo era ricoverato a Trento. Non so come ho fatto a sopravvivere a quel periodo. Mio marito è rimasto cinque anni e cinque mesi con l’elettroencefalogramma quasi piatto ma io so che lui capiva tutto. Non comunicava ma capiva, io gli leggevo libri, gli parlavo. Ricordo che era in corso il processo quando un giorno la tivù della sua stanza trasmise un servizio su Tommy. Io ero lì accanto a lui: cominciò a rantolare, agitarsi. Menomale che c’era l’infermiera sennò mi avrebbero preso per matta. Già mi succedono cose strane… “. In merito a tali circostanze Paola chiarisce: “Per esempio un sogno che mi colpì moltissimo e che feci quando ero incinta di Tommy: era l’incontro con un uomo che mi diceva ‘ricordati che non lo avrai per tanto tempo’, e si riferiva a lui, al bambino che stava per nascere. Ci ho pensato a lungo, ci sono stata molto male ma poi Tommy è nato, mi sembrava che andasse tutto bene e con il tempo ho dimenticato tutto. Poco dopo il suo ritrovamento ho ricevuto una lettera anonima che citava quel sogno. Incredibile, no? Ho scoperto solo dopo — e anche lì, in circostanze strane — che l’aveva scritta padre Lorenzo, un frate francescano che poi mi ha aiutato tantissimo e che ora non c’è più. Quando lo conobbi Paolo stava ancora bene ma lui mi disse: dobbiamo pregare per tuo marito perché ne ha tanto bisogno. Poco tempo dopo Paolo è stato male“. Infine la donna conclude la sua intervista al Corriere della Sera parlando della casa in cui vive e dove è avvenuto il rapimento: “Quando la dissequestrarono, mia sorella venne qui senza di me e mise tutte le cose di Tommy in una cassapanca che ancora oggi io non riesco ad aprire. I primi tempi stavo fuori ore ad aspettare che arrivasse qualcuno perché non riuscivo a entrare da sola. Volevo andarmene, ma Seba ha insistito per rimanere e alla fine ho capito che questo è l’unico posto in cui voglio stare e dove mi sento al sicuro, con i miei cani, i miei gatti, il mio giardino. In qualche modo qui c’è anche Tommy e io ci sto bene. Vogli vedere Seba contento perché non mi pare che lo sia. Per me va bene così com’è. Adesso conta soltanto la sua felicità“.

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