Omicidio Yara Gambirasio: Bossetti trasferito nel carcere di Bollate a Milano

Massimo Bossetti
Massimo Bossetti (foto dal web)

Massimo Bossetti, il muratore di Mapello condannato all’ergastolo in via definitiva per l’omicidio di Yara Gambirasio è stato trasferito dal carcere di Bergamo a quello milanese di Bollate.

Lo scorso novembre la Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva la condanna all’ergastolo per Massimo Bossetti, il muratore di Mapello accusato di aver ucciso la piccola Yara Gambirasio. Secondo la Suprema Corte è stato Bossetti ad assassinare la ragazzina di 13 anni scomparsa da Brembate di Sopra il 26 novembre 2010 e ritrovata senza vita in un campo di Chignolo d’Isola circa tre mesi più tardi. L’uomo detenuto nel carcere di via Gleno di Bergamo, da quando era stato arrestato nel giugno 2014, è stato trasferito presso la casa circondariale di Bollate a Milano.

Omicidio Yara Gambirasio: Massimo Bossetti trasferito nel carcere di Bollate a Milano

Massimo Bossetti, in ottemperanza ad una specifica richiesta dei suoi legali, è stato trasferito dal carcere di Bergamo a quello milanese di Bollate. Secondo quanto riportato dalla redazione di Today, l’uomo condannato all’ergastolo in via definitiva per l’omicidio della 13enne Yara Gambirasio, è stato trasferito a Milano per poter lavorare durante il suo periodo di detenzione ed aiutare economicamente la sua famiglia. Già nei mesi scorsi Bossetti aveva presentato tale richiesta dato che nel carcere di Bergamo non sono presenti programmi di lavoro per i detenuti. La richiesta è stata accolta e Bossetti è stato trasferito a Bollate dopo oltre 4 anni di detenzione a Bergamo dopo il suo arresto avvenuto nel giugno del 2014. Nelle scorse settimane il muratore di Mapello aveva scritto una commovente lettera per la madre, Ester Arzuffi scomparsa nell’aprile dell’anno scorso, letta dal suo avvocato Claudio Salvagni, ad Iceberg Lombardia programma in onda su Telelombardia. Il legale di Bossetti sempre durante la puntata aveva anche spiegato che la difesa sta lavorando per acquisire nuovi elementi per chiedere un’eventuale revisione del processo a carico dell’assistito: “Esistono tre precise piste molto interessanti -ha spiegato l’avvocato Salvagni- che stiamo cercando di approfondire. Il percorso è lungo prima di arrivare a una revisione del processo, ma il nostro lavoro non si ferma“.

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