Caso Marco Vannini: emergono nuovi dubbi sul ruolo di Antonio Ciontoli

Marco Vannini
Marco Vannini (foto dal web)

Giulio Golia de Le Iene da tempo si sta occupando del caso di Marco Vannini. Durante l’ultima puntata andata in onda del programma, sono state sentite dal giornalista due testimoni secondo le quali Antonio Ciontoli, la sera della morte del ragazzo non era in casa.

La puntata de Le Iene andata in onda domenica scorsa, in cui è stato lanciato l’ennesimo servizio di Giulio Golia relativo alla morte di Marco Vannini, ha destato grande sgomento. Il giornalista ha, infatti, mostrato una video intervista fatta ad un certo Davide Vannicola. L’uomo ha parlato di alcune presunte confidenze fattegli dal maresciallo Izzo, ex comandante della stazione dei carabinieri di Ladispoli. Secondo quanto riferisce il Vannicola, il maresciallo gli avrebbe confidato che a sparare non sarebbe stato Antonio Ciontoli, ma il figlio Federico e che lo stesso Izzo gli avrebbe consigliato di prendersi tutte le colpe. Ciontoli, peraltro, non sarebbe neanche stato presente in casa al momento dei fatti, perché o a dormire al piano inferiore o addirittura fuori. Nell’ultima puntata de Le Ienedue donne confermerebbero questa circostanza.

La testimonianza di due pendolari: “Antonio Ciontoli non era in casa

Davide Vannicola ha fornito una dichiarazione non di poco conto. A sparare non sarebbe stato Antonio Ciontoli, ma il figlio Federico, e che addirittura il primo non sarebbe stato neanche in casa al momento dello sparo. Questa circostanza era stata già confermata da una vicina di casa Ciontoli Maria Cristina, mai sentita dagli inquirenti. La donna aveva dichiarato: “Quella sera ho sentito le voci di tutti familiari, ma quella di Antonio, che è inconfondibile, proprio non te lo posso assicurare. E questa cosa mi fa pensare che forse non c’era“. Peraltro, Maria Cristina dice anche che quella maledetta sera l’auto di Ciontoli non sarebbe stata parcheggiata davanti casa, al solito posto, ma davanti al passo carraio.

A questa testimonianza choc, ora, se ne aggiunge ora una terza, quella di due donne di Ladispoli pendolari, che ogni giorno si recano a Roma per lavoro. A dire delle due, secondo quanto riportato da Le Iene, tre anni fa, il 17 maggio 2016, mentre si trovano a bordo di un treno hanno sentito una ragazza fare una dichiarazione sconvolgente. Una ragazza sui 30 anni avrebbe, infatti, detto di sapere con certezza che Antonio Ciontoli, la sera della morte di Marco, non sarebbe stato in casa, perché a cena fuori.

Le parole apparse sul sito antonio-ciontoli-il-processo.com

A seguito della messa in onda della penultima puntata del programma, è apparso un comunicato sul sito antonio-ciontoli-il-processo.com: “Questa è corretta informazione? O un massacro al mostro/i di turno da sacrificare per la sola voglia di vendetta di un popolo forcaiolo mal informato e che non vuole verità è giustizia “. Un sito dove sono presenti documenti ed atti della difesa Ciontoli, che in ultimo ha risposto così alle dichiarazioni di Vannicola: “Questa volta a parlare è un altro presunto millantatore… A questo punto possono accadere due cose: la prima che Roberto Izzo denunci il presunto millantatore per calunnia e Giulio Golia per diffamazione, la seconda che l’autorità giudiziaria indaghi sull’operato del maresciallo Izzo per favoreggiamento in omicidio e falsa testimonianza. Per onore della verità e della giustizia rimaniamo fiduciosi. Ora possiamo spettarci di tutto, anche un altro ‘Traini’ che per un gesto eroico va oltre un commento dietro la tastiera “.

Caso Vannini: Ciontoli potrebbe non aver sparato, le dichiarazioni del brigadiere Amadori

La possibilità che Antonio Ciontoli potrebbe non aver sparato a Marco Vannini era già stata paventata durante il processo, durante la deposizione del brigadiere Amadori. Il militare aveva parlato di quello che aveva visto e sentito la sera in cui la famiglia Ciontoli era stata convocata in caserma dopo i fatti. Amadori aveva parlato di un colloquio tra Izzo e Ciontoli, che in un primo tempo aveva detto: “Ora inguaio mio figlio “. Il brigadiere si è sempre negato ai microfoni de Le Iene, dicendo di aver bisogno di una specifica autorizzazione del Comando Generale dell’Arma, ma la redazione non si è arresa, riuscendo ad intervistarlo. Il brigadiere aveva fatto intendere che per  “altre ed eventuali sue dichiarazioni ” avrebbe avuto bisogno di un nulla osta da parte dei suoi superiori. Sul punto è intervenuta la ministra della Difesa Elisabetta Trenta la quale è sembrato aver incoraggiato il militare a parlare. La ministra  ha dichiarato di avere anche provato a chiamare Amadori, ma senza esito ed ha aggiunto: “Credo che chiunque sappia qualcosa in più della vicenda debba sempre parlare. È utile che lui vada a dire quello che sa all’autorità giudiziaria. Marco è figlio di tutti, non è possibile che accada una cosa del genere “.

Alla luce di quanto affermato dalla ministra, Le Iene sono tornate da Amadori il quale si è negato, mandando davanti alle telecamere la sua compagna, la quale ha dichiarato che nessuno del Comando Generale ha concesso ad Amadori la facoltà di rilasciare delle dichiarazioni. 

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