Non poteva pagare i jeans firmati: orrore all’interno di un negozio

Carabinieri
Carabinieri (foto dal web)

Un giovane cittadino americano di 22 anni Michael Aaron Pang, ha brutalmente ucciso il titolare di un negozio di Viterbo, Norveo Fedeli, perché non poteva pagare gli abiti griffati che aveva scelto.

Una tragedia che ha dell’inverosimile ha sconvolto la città di Viterbo. Un noto commerciante, Norveo Fedeli, è stato massacrato all’interno del suo negozio da un giovane statunitense di origini Sudcoreane, Michael Aaron Pang. Secondo una prima ricostruzione effettuata dagli inquirenti, il ragazzo si sarebbe recato nella jeanseria di Fedeli per acquistare alcuni capi firmati che in realtà non avrebbe potuto permettersi, da lì sarebbe nata la lite sfociata poi in tragedia. Il titolare dell’attività commerciale sarebbe stato massacrato da numerosi colpi di sgabello infertigli sul cranio dal 22enne, il quale è stato ripreso da alcune telecamere posizionate in strada dopo il delitto. Pang è stato immediatamente fermato a Capodimonte dove è stato sentito dagli inquirenti e dalla pm Dottoressa Dolce, in presenza del proprio avvocato Lilia Ladi e del collega Remigio Sicilia. Il giovane, accusato di rapina e omicidio volontario, si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Non era la prima volta che Michael Aaron Pang  si recava in quel negozio

Le telecamere di sorveglianza presenti all’esterno del negozio hanno agevolato le indagini degli inquirenti che sono riusciti a trovare quasi nell’immediato Michael Aaron Pang. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri il giovane era domiciliato da un paio di mesi a Capodimonte, in provincia di Viterbo, e lì si spacciava per uno studente universitario. Viveva da un’affitta camere e guidava un’auto dalla targa tedesca, non parlava una parola di italiano e nel paese in cui si era stabilito aveva legato con una donna con la quale non si sa se avesse una relazione. Stando a quanto riportato dalla redazione de il Messaggero, il giovane 22enne si sarebbe recato più di una volta nel negozio di Norveo Fedeli: il 30 aprile ed il 2 maggio, infatti, si sarebbe recato nell’esercizio commerciale per portare a termini degli acquisiti per un valore pari a 600 euro. Essendo bloccate le sue carte, però, Peng sarebbe stato atteso dal commerciante di Viterbo per saldare il suo conto e da qui sarebbe nata la lite poi sfociata in tragedia, perché neanche la terza volta il 22enne avrebbe avuto la possibilità di pagare i suoi acquisiti. Per queste ragioni il giovane avrebbe aggredito Norveo Fedeli con uno sgabello, rompendogli il cranio e ne avrebbe nascosto il corpo dietro il bancone per evitare che i passanti potessero accorgersi di quanto accaduto all’interno del negozio. Il ragazzo avrebbe, poi, rubato al commerciante il portafoglio ed il cellulare, di quest’ultimo si sarebbe disfatto quasi nell’immediato. Il 22enne è stato ripreso all’uscita del negozio con una scarpa avvolta da una busta di plastica, probabilmente per coprire alla vista dei passanti il sangue finito sulla calzatura.

Le testimonianze e le immagini delle telecamere: il fermo immediato

Grazie alle telecamere di sorveglianza e ad alcune testimonianze, il giovane 22enne statunitense è stato subito fermato dai carabinieri di Capodimonte, in provincia di Viterbo. Il procuratore capo Paolo Auriemma ha spiegato, come riporta il Messaggero che: “Le indagini sono state molto rapide. E’ stato emesso un provvedimento di fermo. Un risultato raggiunto grazie alla sinergia delle forze di campo: squadra mobile, carabinieri e guardia di finanza”. I familiari della vittima ed alcuni testimoni oculari hanno, infatti, subito riportato agli inquirenti che un ragazzo dagli atteggiamenti ambigui si era recato presso il negozio di Norveo Fedeli per effettuare alcuni acquisti alcuni giorni prima della tragedia. Il 22enne si era presentato come un grafico pubblicitario, ma nel paese di Capodimonte diceva di essere uno studente. Pang si era recato nella jeanseria della vittima il 30 aprile ed il 2 maggio senza poter concludere l’acquisto dei capi scelti perché le sue carte erano bloccate. Il 3 maggio, quindi, sarebbe ritornato nell’esercizio commerciale per portare a termine il pagamento ed in quel momento si sarebbe verificata la tragedia.

Il colonnello di Capodimonte, Guglielmo Trombetta, ha spiegato che: “Appena sono state diffuse le immagini del ragazzo le abbiamo diramate a cascata a tutte le compagnie e stazioni. È stato subito riconosciuto perché fermato per un controllo a Marta. Poche ore dopo l’omicidio è stato inquadrato dalle telecamere del comune di Capodimonte”. Gli investigatori hanno perquisito il suo domicilio, dove sono stati trovati gli abiti e le scarpe sporchi di sangue, i vestiti presi nel negozio e il portafoglio della vittima.