Erika uccisa davanti alla figlia, la descrizione di attimi terribili

Erika Cavalli (foto profilo Facebook)

L’ipotesi più accreditata al vaglio degli inquirenti che stanno indagando sull’omicidio-suicidio a Vigevano sembra essere quella della gelosia dell’uomo che non accettava la fine della relazione con la propria compagna.

Ieri Vigevano, comune in provincia di Pavia, è stata sconvolta da una tragedia. Un appuntato scelto della Guardia di Finanza in servizio alla Tenenza di Corsico (Milano) ha ucciso la compagna di 37 anni, Erika Cavalli nell’appartamento in cui viveva. L’uomo 55enne dopo aver colpito a morte la compagna con un coltello ha impugnato la pistola d’ordinanza, si è recato in garage e si è tolto la vita sparandosi un colpo sotto al mento. Un omicidio-suicidio che si è consumato mentre la figlia della coppia di 13 anni si trovava in casa e che è ancora da chiarire se abbia assistito alla tragedia. Con il passare delle ore hanno le indiscrezioni sulla separazione della coppia e la presunta gelosia del finanziere trovano riscontro nelle testimonianze dei colleghi.

Omicidio-suicidio a Vigevano: l’ipotesi più accreditata quella della gelosia

Aveva riaccompagnato la figlia di 13 anni a casa del compagno, padre della ragazzina, Erika Cavalli, la donna uccisa nella serata di mercoledì 1 maggio dal finanziere Luca Adamo. L’uomo, secondo la ricostruzione degli inquirenti, si è scagliato contro la compagna colpendola ripetutamente al torace ed alla schiena con un coltello da cucina uccidendola. Poi si è recato in garage ha preso la pistola d’ordinanza e si è tolto la vita sparandosi un colpo sotto il mento. In casa c’era la 13enne che ha lanciato l’allarme, ma quando le forze dell’ordine ed i soccorsi si sono recati nell’abitazione di Vigevano hanno potuto solo constatare il decesso dei due. La coppia, secondo le prime informazioni, era in crisi ed Erika ed era in procinto di trasferirsi a Molino del Conte di Cassolnovo, suo paese natio. La figlia viveva con il padre, ma il primo maggio aveva trascorso la giornata con la madre che l’aveva riaccompagnata a casa in serata, quando si è consumata la tragedia. L’ipotesi più accreditata al vaglio degli inquirenti è quella della gelosia dell’uomo che non avrebbe accettato la fine della relazione. I colleghi e chi conosce l’appuntato scelto in servizio presso la Tenenza di Corsico (Milano), secondo quanto raccontato dalla redazione de Il Giorno, lo descrivono come un uomo molto geloso e che in una circostanza aveva anche accompagnato Erika ad un colloquio di lavoro: “Voleva sapere -raccontano i colleghi- come avrebbe dovuto vestirsi e con chi avrebbe lavorato”. Non risultano esserci denunce a carico dell’uomo, ma qualche mese fa la donna aveva chiesto un consiglio alle forze dell’ordine. Intanto la ragazzina si trova ospite di alcuni amici di famiglia, ai quali potrebbe essere affidata dal Tribunale per i Minorenni di Milano visto il precario stato di salute dei nonni e l’età avanzata della ragazza che sarà ascoltata nei prossimi giorni per capire cosa abbia visto durante quei tragici momenti.

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