strage di erba
Rosa Bazzi ed Olindo Romano (foto dal web)

La Corte d’Assise di Como ha respinto le tre istanze presentate dai legali di Rosa Bazzi e Olindo Romano, i due coniugi condannati all’ergastolo per la strage di Erba.

La Corte di Assise di Como ha rigettato la richiesta per effettuare nuovi accertamenti presentata dagli avvocati difensori di Rosa Bazzi e Olindo Romano, i due coniugi condannati in via definitiva all’ergastolo per la strage di Erba. La difesa dei due, nello specifico, aveva presentato tre istanze per effettuare degli esami sui campioni biologici, sul telefonino Motorola che apparteneva ad una delle vittime, Raffaella Castagna, e l’accesso ai server dove sono depositati i file originali delle intercettazioni ambientali. I giudici della Corte di Como hanno ritenuto tali richieste immotivate e non utili a “distruggere l’impianto su cui è fondata” la sentenza di condanna nei confronti della coppia. La decisione dei giudici lariani è stata impugnata in Cassazione dai legali di Rosa e Olindo che adesso dovranno attendere il giudizio della Suprema Corte.

Strage di Erba: la Corte di Assise respinge le istanze su nuovi accertamenti

Come aveva fatto quella di Brescia a gennaio anche la Corte di Assise di Como ha deciso di respingere la richiesta di nuovi accertamenti sul caso della strage di Erba presentata dai legali di Rosa Bazzi ed Olindo Romano. Gli avvocati nello specifico avevano fatto richiesta di riesaminare il telefono cellulare Motorola ritrovato sul luogo della strage, i campioni biologici e l’accesso ai server dove sono depositati i file originali delle intercettazioni ambientali. Secondo la Corte tali richieste risultano essere immotivate ed inutili a “distruggere l’impianto su cui è fondata” la sentenza. I giudici, secondo quanto riportato dalla redazione de Il Giorno, recependo il parere del pm Massimo Astori, hanno affermato che il telefonino, che Azouz Marzouk aveva negato appartenesse alla moglie Raffaella Castagna, era di proprietà della donna dato che al suo interno sono stati ritrovati messaggi tra i due. Per quanto riguarda l’accesso ai server, il pm sostiene che i dati in questione sono nella disponibilità della Procura e dei difensori, i quali hanno già dato atto di avere copia delle registrazioni. Infine i giudici hanno sottolineato che in nessuna delle istanze presentate dai legali hanno dedotto “la decisività dell’atto di indagine richiesto, e l’utilità che si mira a conseguire” e non possono essere ammesse “quelle investigazioni che appaiono all’evidenza superflue o inidonee a determinare modificazioni sostanziali del quadro probatorio”. Il provvedimento della corte comasca è stato impugnato in Corte di Cassazione, la quale si dovrà esprimere in merito.