Omicidio Serena Mollicone: svelato il mistero sulla scomparsa degli organi

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Serena Mollicone
Serena Mollicone (foto dal web)

La redazione di Frosinone Today ha raccolto la testimonianza di un investigatore dell’epoca sull’omicidio di Serena Mollicone, la ragazza ritrovata senza vita ad Anitrella nel giugno 2001, che ha chiarito il mistero degli organi e dei reperti scomparsi.

Circa dieci giorni fa sono state chiuse le indagini sul delitto di Serena Mollicone, la ragazza 18enne ritrovata senza vita in un bosco vicino Anitrella, frazione del comune di Monte San Giovanni Campano, in provincia di Frosinone il 3 giugno 2001. La Procura di Cassino il 17 aprile ha chiuso ufficialmente le indagini rinviando a giudizio 5 persone: l’ex maresciallo dei carabinieri Franco Mottola, la moglie e il figlio accusati di omicidio volontario e occultamento di cadavere e due sottufficiali dell’Arma che dovranno rispondere a vario titolo di favoreggiamento e concorso morale in omicidio. Nelle scorse ore la redazione de Il Messaggero ha rivelato che alcuni organi – l’intera zona pelvica e parte del fondoschiena- e dei reperti prelevati durante la prima autopsia sul corpo di Serena sarebbero spariti. A chiarire la misteriosa circostanza è stato un membro del pool investigativo che ha spiegato in un’intervista a Frosinone Today quanto accaduto.

Omicidio Serena Mollicone: svelato il mistero sulla scomparsa degli organi

Gli organi di Serena Mollicone, l’intera zona pelvica e parte del fondoschiena, non sono spariti ma purtroppo resi inutilizzabili da una mal conservazione. In realtà questo aspetto è cosa nota a tutti, sia investigatori che avvocati di indagati e parte civile, da quasi due anni. Da quando cioè il medico legale, la dottoressa Cristina Cattaneo ha consegnato la perizia che racchiude l’esito delle indagini tanatologiche effettuate sul corpo della povera Serena, una volta riesumato. La perizia è stata resa pubblica sin dalle ore successive alla consegna”. Queste sono le dichiarazioni rilasciate alla redazione di Frosinone Today da un investigatore che si è occupato all’epoca del delitto di Serena Mollicone. L’investigatore ha voluto chiarire la notizia trapelata nelle scorse ore riguardante la scomparsa degli organi della vittima e dei reperti. Secondo quanto riportato dalla redazione di Frosinone Today, il medico legale Antonella Conticelli che si occupò della prima autopsia sulla salma della vittima, dopo una ricognizione cadaverica, asportò gli organi per l’analisi in laboratorio, le quali accertarono che la vittima non avesse avuto nessun rapporto sessuale prima del decesso. Una volta terminate le analisi i reperti vennero riconsegnati in Procura, circostanza comprovata da un verbale. Intanto, nei mesi successivi la Procura affidò gli accertamenti ad un altro medico legale e nelle indagini subentrarono ai carabinieri gli agenti della Polizia di Stato. Ad otto anni di distanza gli investigatori, però, si accorsero che gli organi erano divenuti inutilizzabili a causa della mal conservazione di quest’ultimi. Non si conoscono, come specifica la redazione di Frosinone Today, quale possa essere la causa esatta o la dinamica che abbia portato al deterioramento degli organi.

Omicidio Serena Mollicone: la Procura chiude la indagini

Intanto la Procura della Repubblica di Cassino nelle scorse settimane ha chiuso le indagini rinviando a giudizio cinque persone, di cui tre carabinieri. Nel registro degli indagati sono finiti l’ex maresciallo e comandante della stazione dei carabinieri del paese Franco Mottola, la moglie Annamaria ed il figlio Marco, accusati di omicidio volontario e occultamento di cadavere, il sottufficiale dell’Arma Vincenzo Quatrale, indagato per concorso morale in omicidio e l’istigazione al suicidio del brigadiere Santino Tuzi, sparatosi nel 2001 con la pistola d’ordinanza, ed il carabiniere Francesco Suprano accusato di favoreggiamento. Secondo la ricostruzione degli inquirenti Serena potrebbe essere stata uccisa al culmine di un litigio negli alloggi della caserma dei carabinieri di Arce ed a colpirla, secondo l’accusa, sarebbe stato Marco, il figlio del comandante Mottola. La svolta nelle indagini è stata resa possibile dalla riesumazione del cadavere della ragazza nel 2016, a 15 anni dalla morte, e dagli accertamenti del medico legale Cristina Cattaneo che stabilirono una compatibilità tra il trauma riportato dalla vittima e l’ammaccatura della porta di uno degli alloggi della caserma del paese in provincia di Frosinone. La perizia della Cattaneo si aggiunse alla perizia dei Ris la quale stabilì che il corpo della vittima, ritrovato con mani e piedi legata e con una busta di plastica in testa, fu spostato dal luogo del delitto.

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