F1 GP Baku, le pagelle: Mercedes col massimo dei voti, ma la Ferrari…

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Valtteri Bottas, Lewis Hamilton e Sebastian Vettel sul podio del GP dell'Azerbaigian di F1 2019 (Foto Mercedes)
Valtteri Bottas, Lewis Hamilton e Sebastian Vettel sul podio del GP dell’Azerbaigian di F1 2019 (Foto Mercedes)

F1 | GP Baku, le pagelle: Mercedes col massimo dei voti, ma la Ferrari…

Ancora una volta le pagelle di TuttoMotoriWeb.com riportano giudizi molto differenti tra di loro, al termine del Gran Premio dell’Azerbaigian di Formula 1. Per il vincitore Valtteri Bottas e per i dominatori della Mercedes una promozione a pieni voti, mentre arrivano delle sonore bocciature per la diretta rivale Ferrari, ma non solo. Ecco la lista dei buoni e dei cattivi che abbiamo stilato dopo la gara di Baku, quarto appuntamento del Mondiale 2019.

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Mercedes: voto 10 e lode. Cosa si può dire della prima scuderia nella storia della Formula 1 ad ottenere quattro doppiette consecutive nei primi quattro Gran Premi del campionato? Di macchine veloci e di squadre imbattibili ne abbiamo viste tante, ma nessuna era mai riuscita a centrare questa impresa. Attribuirla semplicemente alla buona sorte, come ha fatto il presidente della Ferrari, John Elkann, è ridicolo. Ma d’altronde, come diceva quello, la sfortuna è la grande scusa dei perdenti…

Valtteri Bottas: voto 10. Un anno fa perse il Gran Premio dell’Azerbaigian, incolpevole, per una foratura; dodici mesi dopo si è preso il suo risarcimento. Se continuerà a correre così, con questa grinta e questa precisione, ha davvero le carte in regola per mettere su un assalto al titolo mondiale. E lo speriamo un po’ tutti, non fosse altro per evitarci il noioso spettacolo dell’ennesimo monologo targato Lewis Hamilton e lungo tutta una stagione. Il suo problema è che, in altre gare, le sue prestazioni invece sono apparse decisamente mediocri: su questi punti deboli deve ancora lavorare.

Sergio Perez: voto 8. A Baku è sempre una garanzia, e anche quest’anno non delude. La sua Racing Point non sembra un missile, ma lui aggancia il sesto posto, oltre ogni ragionevole aspettativa. Se non si fosse bruciato, anni fa, con la sciagurata scelta di correre per una McLaren ormai irriconoscibile, oggi sarebbe in un top team, forse addirittura alla Ferrari, come lui stesso ha rivelato qualche giorno fa. E se lo meriterebbe pure.

Lewis Hamilton: voto 7,5. Fallito l’attacco al suo compagno di squadra alla partenza, non è più riuscito a riprenderlo. Ma ha anche dato l’impressione di non essersi impegnato al massimo, accontentandosi comprensibilmente dei preziosi punti per il secondo posto. Più che rinunciatario, è apparso intelligente, consapevole che il Mondiale di F1 non è uno sprint ma una maratona. Semmai l’aspetto preoccupante per lui è che nella sua granitica imbattibilità inizia a comparire qualche crepa: vedi le imperfezioni in qualifica e l’errore sul finale di gara. Proprio quelle di cui nel 2016 approfittò Nico Rosberg…

Max Verstappen: voto 7,5. Usa la testa e spreme il massimo possibile dalla sua monoposto. Bravo, talentuoso, efficace e redditizio. Lontano anni luce da quel pilotino veloce ma sprecone che, solo fino a qualche anno fa, buttava al vento risultati per colpa della sua arrembanza. La Red Bull gli ha dato fiducia, attribuendogli i galloni del capitano, e lui sta dimostrando di meritarli. Di pari passo con la crescita di competitività del suo team, anche lui è destinato ad avvicinarsi sempre di più alla vetta.

Red Bull: voto 7. In Bahrein prendeva un secondo al giro, in Azerbaigian si è avvicinata a tre decimi dai migliori. Certo, questo significa che è ancora lontana dall’essere vincente, ma anche che sta crescendo con continuità. Merito soprattutto della Honda, che fa bene i compiti a casa: non a caso proprio a Baku ha debuttato un’evoluzione del propulsore giapponese che si è dimostrata azzeccata. Il voto potrebbe essere ancora migliore, se non fosse per lo scivolone del sabato: l’irregolarità nel flussometro che ha escluso Pierre Gasly dalla classifica delle qualifiche.

McLaren: voto 6,5. Porta di nuovo entrambe le macchine a punti (settimo Carlos Sainz e ottavo Lando Norris), come fece per l’ultima volta proprio qui in Azerbaigian un anno fa. Ha ancora tanta strada da fare per riprendersi le posizioni degne del suo nome altisonante, ma finalmente sembra aver imboccato la strada giusta.

Charles Leclerc: voto 6. A scuola si direbbe che questo è un voto d’incoraggiamento. E Charles se lo merita, nonostante il gravissimo errore nelle qualifiche di sabato. Primo, perché lo ha ammesso senza cercare alibi, dando un’ennesimo segnale di grande maturità psicologica. Secondo, perché in gara ha cercato di rimediare al meglio che poteva, mettendoci il cuore nella rimonta. Terzo, e più importante di tutti, perché ha solo 21 anni, e per crescere si può, anzi si deve, anche sbagliare. Sommergerlo di premature pressioni e di aspettative da prima guida sarebbe il peggior dispetto che potremmo fargli.

Sebastian Vettel: voto 6. Il giudizio è lo stesso del suo compagno di squadra, ma la lettura è opposta. Certo, non ha sbagliato, ma non ha nemmeno messo in scena nessun acuto, nel corso di tutto il fine settimana. Mentre Leclerc si dimostrava perfettamente a suo agio fin dalle prove libere, lui si è limitato a fare il compitino e a portare a casa il minimo sindacale. Senza lo schianto del monegasco, staremmo qui a discutere di nuovo le gerarchie tra i due piloti del Cavallino. Sveglia, Seb!

Ferrari: voto 5. Ancora una volta ha la macchina più veloce di tutte, ancora una volta ne esce sconfitta. Dopo le difficoltà nella messa a punto, i controversi ordini di scuderia, i problemi di affidabilità, stavolta l’errore sta nella strategia: quella scelta delle gomme medie (invece delle morbide) nella parte centrale delle qualifiche, che ha indotto Leclerc all’errore e ha reso le due Rosse meno competitive ad inizio gara. Un azzardo inutile e inspiegabile, che si aggiunge alla lunghissima lista di strafalcioni della Scuderia in questo avvio di 2019.

Alfa Romeo: voto 5. La penalizzazione di dieci posizioni sulla griglia di partenza inflitta ad Antonio Giovinazzi è figlia dell’errore della scuderia nel non dare retta alla Ferrari, che le aveva consigliato di sostituire la centralina già a Shanghai. La partenza di Kimi Raikkonen dai box dalla scelta di un’ala troppo flessibile e dunque irregolare. Tutti errori imputabili al team. Peccato, perché il nostro Giovinazzi aveva fatto segnare l’ottavo tempo in qualifica e avrebbe avuto la velocità per meritarsi di più.

Daniel Ricciardo: voto 5. Arriva largo e costringe Daniil Kvyat a fare lo stesso, poi in retromarcia lo tampona e manda entrambi anticipatamente negli spogliatoi. Un episodio comico, a guardarlo dall’esterno, ma che segna il punto più basso dell’australiano in questo suo inizio di carriera alla Renault. La macchina, anche in questo fine settimana, non era competitiva per la zona punti, ma lui continua a sprecare il suo grande potenziale.

Williams: voto 4. Probabilmente il peggior weekend nella storia della scuderia. George Russell centrato incolpevolmente dal tombino aperto nelle prove libere del venerdì, Robert Kubica schiantato al sabato e costretto a partire dalla pit lane. Poi, come se non bastasse, i meccanici mandano il polacco fuori dai box nove minuti prima di quanto concesso dal regolamento e gli fanno beccare un’ulteriore penalità. Vedere una nobile della F1 decadere fino a questo punto fa male agli appassionati di questo sport.

Fabrizio Corgnati