Nannini a TMW: “Cari meccanici Ferrari, vi spiego io cosa fare a Vettel”

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La Ferrari di Sebastian Vettel rientra ai box (Foto Ferrari)
La Ferrari di Sebastian Vettel rientra ai box (Foto Ferrari)

F1 | Nannini a TMW: “Cari meccanici Ferrari, vi spiego io cosa fare a Vettel”

È sempre lui, il buon vecchio Alessandro Nannini. Pilota velocissimo, ma soprattutto personaggio schietto e vulcanico, che non si tira mai indietro quando si tratta di dire la sua scomoda verità. O anche solo di fare una battuta insolente, da buon senese doc. Questo weekend a Imola lo rivedremo in pista, tra gli ospiti dell’Historic Minardi Day. E noi di TuttoMotoriWeb.com abbiamo colto questa ghiotta occasione per stuzzicare un po’ i suoi pareri, mai banali, sulla Formula 1 di oggi.

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Alessandro Nannini, anche quest’anno sarai protagonista dell’Historic Minardi Day, questo fine settimana a Imola.
Quando mi chiama Gianky, ci sono sempre! Lui mi aiutò a correre in Formula 1, per me è un amico vero. So che mi troverò bene… a parte alla partita di golf del pomeriggio di venerdì. Gli ho detto che porterò la sacca e farò tre buche, anche perché se no mi parte la mazza e finisce in testa a qualcuno!

Sarà una bella festa.
Certo. L’occasione per rivedere anche dei forti ex piloti di Formula 1, con cui all’epoca ci scontrammo in pista, ma al di fuori eravamo amici. Dopo tanti anni, la rivalità è sparita, quindi incontrarli mi fa piacere.

Manca un po’ alla Formula 1 di oggi uno scopritore di talenti come Minardi?
Sì, manca molto. Non ti dico quanti talenti ha scoperto, e non so nemmeno come facesse. Ha sempre avuto una passione grandissima per la F1, anche se non è capace a guidare. L’anno scorso salì su una sua monoposto a Imola, la pista era un po’ umida, ma dopo tre minuti non rientrava ai box e mi sono preoccupato. Invece andava solo talmente piano che, quando è rientrato, le gomme erano ancora nuove, con tanto di timbro bianco di plastica! Gli ho detto che quello di guidare non era il suo mestiere…

È anche per via del fatto che oggi non c’è più la sua scuderia che gli italiani fanno tanta fatica a entrare in F1?
Ci sono una serie di fattori. Prima c’era mamma Fiat, come la chiamo io, che metteva i giovani a correre con gli anziani, che avevano più esperienza, e gli faceva imparare. In più mancano un po’ di soldi, e nel frattempo il Mondiale di Formula 1 si è allargato. Secondo me finirà che si fonderanno con la IndyCar, che tra l’altro costa molto meno. La F1 si è troppo esasperata tecnicamente: ai miei tempi i top team contavano 300 dipendenti, oggi si superano i 900.

Ma oggi segui ancora il campionato?
Per modo di dire. Non mi è mai piaciuto guardare, preferisco giocare io!

E che impressione ti fa la Ferrari di quest’anno?
In Australia ero molto preoccupato, perché erano quarto e quinto: ho pensato che non potessero più recuperare. Invece in Bahrein è stato solo sfortunato Leclerc. Sono lì vicini, gli manca poco, ma gli avversari sono tosti. Io corsi per un anno anche con la Mercedes, quindi non posso parlar male di loro, ma è logico che come italiano tifo Ferrari.

Hanno ragione a puntare su Sebastian Vettel invece che su Charles Leclerc?
Sicuramente per contratto Vettel sarà la prima guida. Ma, se lo lasciano un po’ andare, penso che Leclerc possa fare molto bene. Per ora non ha sbagliato niente, e ha solo 21 anni: io, alla sua età, non avevo quella testa lì. Ora non spetta tanto al capo della Ferrari, ma ai meccanici. Funziona così: basta che a Vettel tocchino un pochino una parte meccanica davanti, per fargli avere un po’ di sottosterzo, e andrà più piano di Leclerc. Bisogna anche far crescere i giovani.

Quest’anno è tornato anche Robert Kubica, reduce da una lesione alla mano non molto diversa da quella che interruppe la tua carriera in Formula 1. Ha fatto bene a rientrare, secondo te?
Per me ha fatto bene, perché lui è uno da F1. Nei rally andava fortissimo, ma anche quando aveva un vantaggio enorme aveva la tendenza ad andare a sbattere. E, alla lunga, avrebbe rischiato di infortunarsi ancora più seriamente. Come me, lui ha la mentalità per correre per un’ora e mezzo e dare il 100%.

Fabrizio Corgnati