Imane Fadil
Imane Fadil (Getty Images)

Torna sotto i riflettori il caso della morte di Imane Fadil, la giovane marocchina supertestimone nel processo Ruby Ter, deceduta in circostanze sospette. A parlare di una inquietante verità l’amico John Pisano.

Imane Fadil è morta in circostanze sospette lo scorso 1 marzo all’ospedale Humanitas di Rozzano. La giovane modella 34enne di origine marocchine, era una supertestimone all’interno del processo Ruby ter contro Silvio Berlusconi, filone processuale avente ad oggetto la presunta compravendita da parte dell’ex Cavaliere di alcuni testimoni che hanno deposto nei processi “Ruby” e “Ruby bis”. Riguardo le cause della sua morte nulla è stato ancora dichiarato; per i risultati degli esami bisognerà attendere altri tre mesi, data la loro complessità.

A tenere alta l’attenzione sul caso, nelle scorse ore, l’intervista  di un caro amico della donna, John Pisano rilasciata alla redazione di Repubblica, il quale ha fatto delle dichiarazioni davvero sconcertanti.

John Pisano su Repubblica: “Collegamento con un certo periodo, con un fatto preciso

Torna a tener banco nelle pagine di cronaca il caso di Imane Fadil super testimone nel processo Ruby ter, morta in circostanza sospette. A parlare di lei alla redazione di Repubblica un caro amico John Piasano, il quale ha rivelato qualcosa di sconcertante.

John Pisano è l’uomo che aveva ospitato Imane Fadil per due mesi e mezzo nella sua casa di Rozzano, alle porte di Milano. Ha 55 anni, per lungo tempo ha girato il mondo come volontario, impegnato in numerose iniziative dal carattere umanitario. Oggi insegna inglese privatamente ed è rientrato definitivamente in Italia dopo ben 30 anni trascorsi all’estero. Pisano in apertura spiega come ha conosciuto Imane Fadil: “Ci siamo conosciuti nel 2012, ricordo che era primavera. Ero tornato da poco in Italia dopo trent’anni all’estero, lavoravo part-time come venditore di elettrodomestici, e avevo messo da poco i primi annunci online per insegnare inglese. Guidavo il furgone verso Varese, quando chiamò lei“. L’intervistatore, chiede quindi perché la Fadil si trasferì da lui e Piasano spiega: “Non lavorava e non poteva più pagare l’affitto. Così, l’11 novembre scorso è venuta da me. È stato detto che viveva tra i topi, ma non è vero. Se fosse stato per lei non sarebbe mai andata via da Chiaravalle, lei amava quel posto. Era finalmente lontana da occhi indiscreti, poteva vivere la sua vita, nessuno la conosceva. Aveva l’abbazia vicino, per lei era il paradiso. E non c’era traccia di topi“. L’attenzione si sposta quindi sulla sera in cui Imane iniziò a rappresentare il suo malessere: “Ha sempre avuto una salute di ferro, non si ammalava mai. Quest’anno, a ottobre, abbiamo avuto l’influenza negli stessi giorni. Poi, credo fosse il 10 gennaio, inizia a dire che non si sentiva bene. Una settimana dopo parte un leggerissimo ma costante peggioramento quotidiano. Finché il 24 decido di chiamare la guardia medica, perché lei era debole, non si alzava più dal letto, ma non voleva andare in ospedale“. È da quel momento, racconta Pisano, che la donna andò peggiorando fino ad arrivare alla morte. L’uomo racconta poi i suoi ultimi ricordi di Imane Fadil ancora viva risalenti al 28 febbraio: “Stava davvero male, nemmeno gli antidolorifici o i massaggi che le facevo placavano ormai il dolore. ‘Non mi lasciare sola John’ mi diceva. Pensarci ora mi fa ancora tanto male. Aveva fortissimi dolori all’addome. Sul letto c’era una chiazza di sangue, e lei tossiva e sputava sangue. Grumi, non liquido. Le dicevo che dovevo tornare a casa, ma lei mi chiedeva di rimanere, di dormire accanto a lei. Io però dovevo andare: il venerdì mi alzo presto per andare a lavorare a Vimercate, in più dovevo prenotare un albergo per i suoi familiari. ‘Resta ancora un po’’, mi diceva, e mi teneva strette le mani. Avevo due impulsi: da una parte stavo male ad andare via, dall’altra era come se sentivo di dover andare. Alla fine le ho detto ‘sister, adesso vado, ci vediamo domani’. Ma non l’ho più vista“. La rivelazione choc arriva sul finale: “Non è stata lei a parlare di avvelenamento. Sono stati i medici – dice Pisano– che, dopo aver escluso tutte le diagnosi con mille esami, avendo trovato quell’alta concentrazione di metalli pesanti nel sangue, ci hanno detto ‘sospettiamo l’avvelenamento’. Né io né lei ci avevamo pensato, ma dopo abbiamo fatto un collegamento con un certo periodo, con un fatto preciso“. Pisano alla domanda del suo intervistatore su quale fosse questo fatto preciso non ha risposto, affermando: “Non posso parlare di questo, c’è l’indagine in corso. Dico solo che è stata male dopo una cena“.

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