Emanuela Orlandi
Emanuela Orlandi (websource/archivio)

Il legale della famiglia di Emanuela Orlandi, Laura Sgrò, ha rilasciato un’intervista alla trasmissione radiofonica La Storia Oscura in onda su Radio Cusano Campus. L’avvocato ha commentato la decisione del Vaticano di aprire un’indagine interna sulla vicenda.

Nelle scorse settimane si è aperto un nuovo scenario sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, la ragazza di cui non si hanno più notizie dal 22 giugno 1983. Da quel momento la famiglia dell’allora 15enne, figlia di un commesso della Prefettura della casa pontificia, si è sempre battuta per ritrovare Emanuela e far luce sul caso. La scorsa settimana la Segreteria di Stato del Vaticano ha annunciato l’apertura di un’indagine autorizzando, dopo la richiesta del legale della famiglia Orlandi, gli accertamenti su una tomba al cimitero teutonico, dove si ritiene possano essere contenuti i resti della ragazza. A segnalare questa circostanza è stata una lettera anonima ricevuta dall’avvocato Laura Sgrò quest’estate. Lo stesso legale ha rilasciato un’intervista alla trasmissione radiofonica La Storia Oscura in onda su Radio Cusano Campus.

L’avvocato della famiglia Orlandi: “Avrei preferito che l’apertura dell’indagine del Vaticano fosse stata fatta due anni fa”.

Il legale della famiglia di Emanuela Orlandi, la 15enne scomparsa a Roma nel giugno del 1983, ha rilasciato un’intervista ai microfoni di Radio Cusano Campus intervenendo durante la trasmissione La Storia Oscura. L’avvocato Laura Sgrò in merito alla notizia riguardante l’apertura di un’indagine sul caso da parte della Segreteria di Stato del Vaticano ha spiegato: “L’apertura di un’indagine interna in Vaticano è già qualcosa, ma avrei preferito che questo fosse avvenuto 2 anni fa quando presentai l’istanza a nome della famiglia Orlandi. La cosa normale sarebbe stata aprire un’inchiesta subito, non due anni dopo. E visto che questo non è avvenuto, noi in questi due anni abbiamo continuato non solo a chiedere alla Santa Sede ma a fare anche indagini difensive nostre. Non ci siamo mai fermati, per cui i recenti sviluppi sono il frutto di 2 anni di durissimo lavoro. Anzi, le dirò di più, sono quasi 3 anni visto che la prima richiesta di accesso agli atti la presentai al Segretario di Stato circa 3 anni fa. Un’istanza – ha proseguito l’avvocato- in cui chiedevo di avere copie della documentazione in possesso della Santa Sede: ma non mi è mai arrivato nulla. Una richiesta peraltro reiterata più volte. E comunque, in tutto questo tempo, se le indagini la magistratura vaticana non le ha fatte, le abbiamo fatte noi. Ovviamente nei limiti che comporta il fatto che noi non siamo magistrati; quindi, abbiamo potuto solo acquisire delle informazioni, alcune pubbliche, ma purtroppo molte altre private, in cui la persona individuata parlava con noi ma con l’obbligo di non rivelarne l’identità. E questo è un grosso limite per chi fa indagini difensive. Tengo a precisare che tutto questo e le nostre relative istanze, non riguarda solo la misteriosa tomba nel cimitero teutonico vaticano ma anche altro. Cioè riguarda l’intera vicenda relativa alla scomparsa di Emanuela Orlandi e tante persone che sono state coinvolte, tipo persone che dicono di aver sentito, o altre che dicono non c’entro niente ma mi hanno detto“. L’avvocato ha poi parlato in merito alle tempistiche che possa richiedere l’indagine del Vaticano, il quale ha autorizzato anche accertamenti sulla tomba nel cimitero teutonico dove si crede possano essere contenuti i resti di Emanuela: “Mettere insieme la parola tempi e la Santa Sede è una contraddizione in termini, proprio ontologica. Noi speriamo che si attivino prima possibile. Comunque approfitto per ringraziare dai microfoni di Radio Cusano Campus il cardinale Tarcisio Bertone, che si sarebbe reso disponibile a farsi ascoltare dalle autorità vaticane. Adesso spero che questa disponibilità la diano tutti i cardinali e tutte le persone che io ho chiesto che venissero interrogate e lo facciano anche alla svelta perché di anni ne sono già passati 36. Il Vaticano –conclude il legale della famiglia Orlandi- ha sicuramente un carteggio di quello che è accaduto il 22 giugno 1983: condividiamolo, torniamo a 36 anni fa e facciamo insieme analisi per capire cosa è successo a Emanuela Orlandi. Ma dobbiamo farlo tutti quanti insieme, noi e il Vaticano“. Adesso bisognerà, dunque, aspettare l’esito delle indagini e degli accertamenti sulla misteriosa tomba per capire se ci saranno risvolti su un caso che va avanti da quasi 36 anni.

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