Valentino Rossi sulla Yamaha nel GP di Austin di MotoGP 2019 (Foto MotoGP)
Valentino Rossi sulla Yamaha nel GP di Austin di MotoGP 2019 (Foto MotoGP)

MotoGP | La ricetta del Dottor Valentino Rossi funziona: dove è migliorata la Yamaha

C’è poco da fare. Passano le stagioni, ma la verità rimane sempre la stessa: la Yamaha è Valentino Rossi. Il Dottore, anche a quarant’anni suonati, continua ad essere il punto di riferimento assoluto della squadra dei Diapason. Lo è a livello di guida, essendo l’unico pilota capace di portare, con la sua classe, la sua grinta e la sua esperienza, la M1 nelle posizioni alte della classifica. Ma lo è anche a livello tecnico: perché se la Casa di Iwata è riuscita ad uscire da una delle crisi di competitività più lunghe della sua storia in MotoGP lo deve soprattutto alle indicazioni dettate dal fenomeno di Tavullia.

È stato lui, sul finire dello scorso campionato, ad imporre la sua volontà e a pretendere un cambio di rotta netto e deciso, rispetto ad uno sviluppo della moto che da tempo aveva apparentemente imboccato una strada senza uscita. Così, nel corso dell’inverno, dal Giappone è arrivato il via libera ad una rivoluzione ai vertici e nell’organizzazione della struttura sportiva, i cui risultati si sono visti dapprima nel potenziale del nuovo modello presentato per il Motomondiale 2019, poi direttamente in pista. Dodici mesi fa, dopo tre Gran Premi, Valentino Rossi giaceva mestamente in settima posizione in classifica mondiale, con appena 29 punti al suo attivo; oggi, allo stesso punto della stagione, ha già raggiunto quota 51, ed è secondo in campionato. Tutta un’altra storia.

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La crescita elettronica della Yamaha

Ma dove è migliorata esattamente la Yamaha M1 rispetto alla sua passata versione? Ad elencare i passi in avanti compiuti sul fronte tecnico dalla moto nipponica è stato lo stesso nove volte iridato, nella sua analisi dopo-gara ad Austin. Il lavoro ingegneristico si è concentrato soprattutto sull’elettronica, che era il principale tallone d’Achille fino all’anno passato, per risolvere il quale è stata creata un’inedita task force nella sede europea della scuderia (a Gerno di Lesmo, in Brianza) capitanata dall’esperto ex Ducati ed ex Superbike Michele Gadda. I miglioramenti si sono visti su tutti gli aspetti, dal freno motore alla gentilezza nell’erogazione del motore, ma soprattutto nell’accelerazione in uscita di curva, un punto in cui la vecchia moto pativa non poco.

Così, complessivamente, si è realizzato un pacchetto che funziona meglio e che garantisce un bilanciamento più equilibrato ai piloti. In altre parole, si è imboccata la strada giusta per uscire dal tunnel buio in cui il team giapponese si era perso durante le ultime due stagioni. La prova del nove, però, arriverà solo nel prossimo appuntamento, il Gran Premio di Jerez: una pista che storicamente Valentino Rossi ama alla follia, ma dove nelle due edizioni passate la M1 non gli aveva garantito una sufficiente competitività. Se quest’anno la sua moto dovesse trovarsi più a suo agio, magari approfittando anche della riasfaltatura del tracciato, allora il pesarese potrebbe tentare il colpaccio: la sua decima vittoria record sulla pista andalusa e il ritorno su quel gradino più alto del podio che gli manca da Assen 2017. Ma, soprattutto, otterrebbe la riprova definitiva che la Yamaha è tornata grande. Anche per merito suo.

Fabrizio Corgnati