Medici
(Getty Images)

Uno studio condotto da un gruppo di ricerca dell’Università statunitense di Yale è riuscito a riattivare la circolazione del sangue e le funzioni cellulari del cervello di alcuni maiali dopo alcune ore dalla morte.

La prestigiosa rivista scientifica Nature ha dedicato una copertina ad uno studio che sembra potersi rivelare come un grande passo in avanti per la scienza, un passo molto importante. Lo studio in questione è stato effettuato dal gruppo di ricerca dell’Università di Yale guidato da Nenad Sestan che è riuscito, attraverso alcuni test mirati, a ripristinare la circolazione del sangue e le funzioni cellulari nel cervello di alcuni maiali a distanza di alcune ore dal decesso degli animali. Un risultato sbalorditivo che potrebbe essere in grado di aprire un nuovo capitolo della medicina.

Ripristinare le funzioni cellulari dopo la morte: l’esperimento dell’Università di Yale

Un gruppo dell’Università di Yale, una delle più prestigiose università statunitensi con sede in Connecticut, guidato da Nenad Sestan, professore di neuroscienze, medicina comparata, genetica e psichiatria, ha condotto un importante studio. I ricercatori mediante alcuni test, a cui ha preso parte anche l’italiana Francesca Talpo dell’Università di Pavia, è riuscita a ripristinare la circolazione del sangue e le funzioni cellulari nel cervello di alcuni maiali dopo alcune ore dalla morte degli animali. L’esperimento non è riuscito a riattivare, però, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Ansa, l’attività elettrica associata alla coscienza. Un risultato importante che conquistato la copertina della prestigiosa rivista scientifica Nature e che potrebbe contribuire in maniera decisiva sullo studio di terapie contro i danni cerebrali dovuti alle malattie degenerative e più in generale sulla ricerca sul cervello umano. Nello specifico sono stati condotti dei test su 32 cervelli di maiale ottenuti da macelli con uno strumento chiamato BrainEx, progettato e finanziato nell’ambito della Brain Initiative promossa dagli statunitensi National Institutes of Health (Nih). Tale dispositivo, come descritto dall’Ansa, si basa su un sistema che, a temperatura ambiente, pompa nelle principali arterie del cervello una soluzione chiamata BEx perfusato, un sostituto del sangue basato su un mix di sostanze protettive e stabilizzanti. I cervelli sono stati immersi nel dispositivo che ha ripristinato l’irrorazione in tutti i vasi sanguigni, e alcune funzioni cellulari, compresa la formazione di connessioni tra i neuroni (sinapsi). Questo risultato potrebbe essere importante nella ricerca sulla conservazione degli organi per i trapianti, che adesso richiedono processi come il congelamento, che alterano la struttura cellula in modo irreparabile, e per quella finalizzata allo studio di terapie contro malattie neurodegenerative come l’ictus o l’Alzheimer. Saranno necessari nuovi test per capire se tempi di perfusione più lunghi potranno ripristinare completamente l’attività cerebrale, circostanza ancora non verificata con l’esperimento condotto sino ad ora.

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