La ragazza sindrome puzza di pesce
(foto dal web)

L’inviata della trasmissione Le Iene, Nina Palmieri, si è occupata di una rara e poco conosciuta malattia, la TMAU, nota anche come sindrome da odore di pesce. A parlarne con l’inviata è uno dei 15 casi conosciuti in Italia, una ragazza di 30 anni affetta da anni dalla patologia.

Nel corso dell’ultima puntata della trasmissione di Italia 1 Le Iene, una ragazza, Erica ha raccontato la patologia che l’affligge da anni. Erica è affetta da un disturbo metabolico molto raro chiamata trimetilaminuria (TMAU), nota anche come sindrome da odore di pesce. Questa patologia non permette all’organismo di degradare la trimetilammina (TMA) e provoca un cattivo odore del sudore, dell’urina e delle le secrezioni vaginali che iniziano a puzzare pesce marcio. La ragazza 30enne nel servizio dell’inviata Nina Palmieri racconta: “Io non sento il mio odore, già da piccola pensavo al suicidio“.

Erica, la ragazza affetta da TMAU, la sindrome da odore di pesce

Una malattia molto invalidante, rara e che in pochi conoscono. Conosciuta come la sindrome da odore di pesce, la trimetilaminuria (TMAU) è un disturbo metabolico che attacca il nostro organismo non consentendo di smaltire la trimetilammina (TMA), un ammina terziaria presente nella dieta che assume il tipico odore del pesce marcio. Così facendo questa patologia rende molto maleodoranti il sudore, la saliva, l’urina e le secrezioni vaginali. A parlare di questo raro disturbo è una ragazza di 30 anni, Erica, che ha contattato la redazione del programma Le Iene per parlare del suo dramma in modo da far conoscere la malattia. Al microfono dell’inviata Nina Palmieri, Erica spiega: “Il TMAU è una malattia, meglio conosciuta come sindrome da odore di pesce, che fa emanare al corpo puzza di pesce marcio attraverso la pelle, il sudore, la saliva, l’urina e le secrezioni vaginali. Sono arrivata al punto di non poter uscire di casa. Io non sento il mio odore, neanche la mia famiglia lo percepiva, perché assuefatta, se ne accorgevano, però le persone intorno a me. A scuola tutti lamentavano questo forte odore, solo io non lo avvertivo. Io mi risentivo di questa cosa, io che facevo 5/6 docce al giorno, ma allo stesso tempo non la capivo“. Erica prosegue raccontando alcuni spiacevoli episodi che le sono capitati a causa del suo disturbo: “A scuola di danza, uscirono tutti dalla stanza e una ragazzina mi indicò e qui capì che c’era qualcosa che non andava. In treno la gente cambiava vagone, mentre a lavoro anche d’inverno i miei colleghi tenevano le porte aperte. Con i ragazzi mi sono limitata molto, non mi lasciavo andare per paura che sentissero il mio odore. In determinati momenti non c’erano baci appassionati e io non capivo“. “Ho fatto per anni controlli -prosegue Erica- ma tutti mi dicevano che era una questione psicosomatica ed io mi stavo convincendo che fosse così. Il mio ex ragazzo un giorno in macchina trovò il coraggio di parlarmi del mio odore e lì ci siamo attivati per capire di cosa si trattasse in realtà“.

Erica riesce a mettersi in contatto con la dottoressa Antonella Sidoti che dirige l’unico centro in Italia, presso l’Università di Messina, che si occupa della Tmau e che ha sviluppato un test genetico in grado di individuare la patologia: “Finalmente – racconta Erica-sono riuscita a dare un nome alla mia sofferenza, non sono pazza”. Come spiegato dalla stessa dottoressa Sidoti i casi in Italia sono solo 15, ma potrebbero essercene degli altri che non hanno ancora individuato il problema. Per la malattia non esistono cure, ma possono essere prese delle precauzioni come l’uso di particolari detergenti e seguire una dieta molto rigida, eliminando molti cibi che incrementano la sostanza che va a produrre il cattivo odore. La ragazza prosegue ammettendo di aver sofferto di depressione: “La depressione ti segue sempre, non è stato semplice perché ti chiudi in te stesso e non vedi via d’uscita. È difficile anche mantenere un lavoro, ho fatto richiesta per l’invalidità“. Da quando Erica è riuscita leggermente a controllare i sintomi della malattia c’è stata una svolta: “Ho un fidanzato da qualche mese ci siamo conosciuti in treno, gli ho parlato subito della mia patologia, la malattia ormai fa parte di Erica, l’ho integrata. Invito chi nota qualcosa di strano intorno a sé di venire allo scoperto e di farsi aiutare“. Il servizio si è chiuso con una sorta di appello per cambiare il nome della malattia che è conosciuta anche come la sindrome da puzza di pesce.

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