Valentino Rossi abbraccia gli uomini Yamaha dopo il GP d'Argentina di MotoGP 2019 (Foto Yamaha)
Valentino Rossi abbraccia gli uomini Yamaha dopo il GP d’Argentina di MotoGP 2019 (Foto Yamaha)

MotoGP | Arriva la gara della verità per Valentino Rossi e la sua Yamaha

Valentino Rossi c’è, anche a quarant’anni. Questa, dopo il Gran Premio d’Argentina, è ormai una certezza. Per convincersene non serve nemmeno scomodare il secondo posto ottenuto in gara, con il sorpasso all’ultimo giro su Andrea Dovizioso: basta osservare il sorriso con cui ha illuminato il podio. Un sorriso che sprizzava voglia di vincere, sicurezza nei propri mezzi, esperienza e mestiere. Non il sorriso di un quasi ex pilota, bensì quello di un campione affermato, ancora nel pieno della sua ineguagliabile carriera sportiva.

Il dubbio che rimane, e che il Gran Premio delle Americhe di questo weekend contribuirà non poco a sciogliere, è se, oltre a Vale, ci sia anche la Yamaha. Intendiamoci, la M1 è cresciuta di certo, rispetto al disastroso campionato scorso. E anche questo è merito di Rossi, che ha fatto valere il suo ruolo di leader della squadra, pretendendo quella rivoluzione di uomini e di metodi di lavoro che ha consentito alla moto di tornare competitiva dopo mesi e mesi di limbo. Ma la differenza con Honda e Ducati rimane ancora evidente, e la classe e la grinta del fenomeno di Tavullia non potranno sempre metterci una pezza.

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Valentino Rossi chiede conferme alla sua Yamaha

Per questo motivo il fine settimana di Austin sarà già una prima prova del nove per la stagione di Valentino Rossi e della sua scuderia. Da un lato, la pista texana, con i suoi tratti veloci, le sue frenate violente e i suoi curvoni veloci, è tecnica e completa: un po’ come quella di Termas de Rio Hondo, sulla quale nell’appuntamento appena trascorso la moto dei Diapason ha dimostrato di trovarsi a suo agio. Dall’altro, il motore meno potente di quello delle moto rivali dovrebbe rallentare non poco la M1 nei dritti, dove paga fino a 10 km/h di velocità di punta in meno. Non è un caso se, in gara, è proprio Rossi a saperla sfruttare al meglio, rischiando di più in staccata come solo lui sa fare, mentre il suo compagno di squadra Maverick Vinales, che a frenare non eccelle, se la cava solo nel giro secco.

Eppure il Gran Premio delle Americhe non è uno dei preferiti neanche per il fuoriclasse pesarese: tra i ventitré circuiti diversi in cui ha trionfato nella classe regina, non figura quello di Austin, uno dei pochissimi dell’attuale calendario in cui non è mai riuscito a salire sul gradino più alto del podio. Difficile pensare che ce la possa fare quest’anno: Marc Marquez resta il favorito assoluto su questo tracciato e, per interrompere il digiuno di successi che dura ormai da trenta GP, sarà meglio attendere Jerez, Le Mans o magari il suo Mugello. Se però la Yamaha dovesse confermarsi nel gruppo dei migliori, tanto da consentire a Valentino Rossi di lottare per un altro podio, e magari di stare di nuovo davanti alla Ducati, già questo potrebbe essere motivo di grossi festeggiamenti nel box della Casa di Iwata. Oltre a rappresentare la conferma definitiva, di cui c’è tanto bisogno anche a livello di morale, che la moto giapponese ha davvero imboccato la strada giusta per crescere.

Fabrizio Corgnati