Alvaro Bautista sulla Ducati nella Superbike ad Aragon 2019 (Foto Ducati)
Alvaro Bautista sulla Ducati nella Superbike ad Aragon 2019 (Foto Ducati)

Superbike | Sulla Ducati arriva la mazzata della Federazione: cosa succederà ora

Tre weekend, tre triplette. Nove gare, nove vittorie (tutte per distacco). 120 giri percorsi, 112 al comando. Numeri impressionanti, che bastano a dare la misura del dominio imposto a questa prima parte del Mondiale Superbike 2019. Un dominio targato Alvaro Bautista, ma soprattutto Ducati Panigale V4R: moto che, stando a quanto lamentano tutti gli avversari, è semplicemente troppo superiore rispetto alla concorrenza. In qualsiasi altra serie, questo sarebbe soltanto un complimento per il lavoro del gruppo di tecnici coordinato dal direttore generale Gigi Dall’Igna. Ma in una categoria come la Sbk, che per sua stessa natura vede sfidarsi modelli dalle specifiche molto diverse tra loro, con la necessità di garantire comunque un equilibrio tecnico, questo fatto rischia di avere ripercussioni concrete.

-> Per restare aggiornato sulle ultime notizie di F1, MotoGP e Superbike CLICCA QUI

Dorna decide il regime di rotazione dei motori Ducati

Lo prevede il regolamento stesso. La Dorna, organizzatrice del campionato, insieme alla Federazione motociclistica internazionale, decide infatti i regimi di rotazione concessi ai motori delle varie moto, basandosi sui giri della versione stradale aumentati del 3%. Ma, proprio per evitare che una Casa goda di vantaggi tali da ammazzare la competizione, esiste una clausola che permette all’organizzazione di modificare questi valori ogni tre appuntamenti. Ora che le prime tre tappe del Mondiale (Australia, Thailandia e Aragona) sono andate in archivio, dunque, si preannuncia il fatidico intervento, che arriverà in tempo per il prossimo fine settimana, in cui le derivate di serie scenderanno in pista ad Assen. E, visti i valori in campo emersi finora, è inevitabile che questo intervento finisca per penalizzare la Ducati.

Già, ma di quanto? Su questo punto le interpretazioni si dividono: colpa del famigerato algoritmo con il quale viene deciso il regime di rotazione, deciso dal commissario tecnico Scott Smart, che prevede una lista di parametri talmente lunga e contorta da lasciare dubbi anche agli stessi ingegneri delle squadre. C’è chi, infatti, sostiene che la procedura consenta di ridurre o aumentare i giri/minuto di 250 alla volta, chi giura che si possa arrivare anche fino a 500. Di certo c’è che questi calcoli così astrusi arriveranno sul tavolo della Dorna proprio oggi, elaborati dalla società britannica a cui è affidata questa analisi: a quel punto saranno gli organizzatori a prendere la decisione definitiva.

Ma per la Kawasaki c’è una brutta notizia

Un’altra regola pensata proprio per migliorare lo spettacolo è quella delle cosiddette concessioni, ovvero delle parti del motore (come albero, molle o elettronica) che le Case possono aggiornare di volta in volta secondo le decisioni dei giudici. La Kawasaki avrebbe potuto approfittarne se la Ducati avesse ottenuto una doppietta nell’ultima manche di Aragon, ma così non è stato: dunque, la Verdona dovrà affrontare anche la prossima prova in Olanda sempre con lo stesso motore, e probabilmente anche con gli stessi giri. Visti i distacchi rimediati nelle recenti uscite, sono gli stessi diretti interessati a ritenere che 250, o perfino 500 giri tolti agli attuali 16.350 della diretta avversaria Ducati finiranno per cambiare ben poco…

Fabrizio Corgnati