Tribunale
(foto dal web)

Sono stati scarcerati i tre i presunti autori dello stupro avvenuto ai danni di una 24enne all’interno di una stazione della Circumvesuviana, Napoli. Per i giudici la ragazza avrebbe mentito. La redazione di Quarto Grado però rende noto il referto medico della giovane dal quale non sembrerebbero esserci dubbi circa l’avvenuta violenza.

Il Tribunale del Riesame, ha disposto la scarcerazione anche per il terzo ragazzo accusato di aver abusato di una giovane di 24anni, insieme a suoi due amici, all’interno della stazione di San Giorgio a Cremano sulla tratta della Circumvesuviana, Napoli. Secondo i giudici la ragazza avrebbe mentito, non per dolo o colpa, ma semplicemente perché affetta da un grave disturbo della personalità, definita istrionica e bipolare, che la inserirebbe nella categoria dei “bugiardi patologici”. Al vaglio del Tribunale è stata sottoposta anche la perizia del Centro Dafne, ossia il primo referto stilato quando la ragazza si trovava in Pronto Soccorso da un organismo creato appositamente dall’Ospedale Caldarelli di Napoli a sostegno delle donne vittime di abusi. L’elaborato dal quale emergeva una prima analisi psicologica sulla ragazza, però, è stato giudicato inattendibile, poiché al suo interno, per i giudici, le valutazioni sanitarie si sarebbero confuse con quelle giudiziarie. Il programma Quarto Grado, in onda su rete 4 e condotto da Gianluigi Nuzzi, durante la sua ultima puntata, ha deciso di mostrare il referto dal quale emergerebbe la prova dell’avvenuta violenza, ma che sarebbe stato “sconfessato” dai giudici.

La perizia del Centro Dafne: il documento mostrato da Quarto Grado

Referto Medico
Il referto medico stilato sulla 24enne dal Centro Dafne e mostrato durante la puntata di Quarto Grado (foto dal web)

All’osservazione psicologica, la paziente presenta: uno stato emotivo inizialmente contenuto che nel corso del colloquio si apre a frequenti reazioni di pianto in collegamento con le parti del racconto traumatico più duro. Si rileva una notevole capacità mnemonica, rappresentata dalla descrizione puntuale di dettagli. Nel contempo, le relazioni sessuali con i tre individui non sono sempre limpide perché rientrano nella cosiddetta memoria traumatica che fornisce una sorta di scudo difensivo (…) Tutti questi elementi desunti dal racconto della vittima, accompagnati da vissuti coerenti di disperazione ed ansia, indicano la presenza di uno stato traumatico correlato allo specifico evento di violenza sessuale, deponendo per una totale assenza di consensualità da parte della ragazza“. Questo il testo del referto dal quale sembrerebbe che l’ansia della giovane derivi proprio dalla presunta violenza subita. Una valutazione, come altre sempre all’interno del documento, che secondo i giudici avrebbe inficiato la validità scientifica dell’elaborato, poiché al suo interno sarebbero state confuse valutazioni sanitarie con quelle giudiziarie. Le conclusioni, quindi, sarebbero state prive di fondamento, inutilizzabili ed inaffidabili in un’aula di Tribunale.