Omicidio Stefano Leo: l’assassino rivela un’altra verità

0
293
Said Machaouat omicidio Stefano Leo
Said Machaouat, l’uomo che ha confessato di aver ucciso il giovane Stefano Leo (foto dal web)

Said Mechaquat, 27 anni, domenica scorsa ha confessato di aver ucciso il giovane Stefano Leo perché era “troppo felice”. Un movente che non ha convinto fin dall’inizio. Il reo confesso dopo le prime dichiarazioni agli inquirenti ha aggiunto nuovi dettagli alle sue ragioni.

Domenica scorsa Said Mechaquat si è presentato presso la locale stazione dei Carabinieri per confessare il delitto compiuto: si è dichiarato colpevole di aver ucciso lo scorso 23 febbraio il giovane Stefano Leo perché era un ragazzo “troppo felice”. Il movente non aveva convinto, ma anzi sconvolto, chiunque era vicino a Stefano e gli stessi inquirenti. Un uomo, padre del nuovo fidanzato dell’ex compagna del 27enne Said Mechaquat, aveva anche dichiarato che probabilmente il vero bersaglio non era il giovane Leo, ma suo figlio dato che i due si assomigliavano come gocce d’acqua. Ad una settimana di distanza Said Mechaquat ha deciso di rivelare nuovi particolari riguardanti il movente del delitto al proprio avvocato.

Non era casuale: il luogo dell’omicidio era stato scelto

Un motivo, quello dell’uccisione di Stefano Leo che non aveva convinto né gli inquirenti né tanto meno i familiari di Stefano Leo, ma che anzi aveva gettato nuove ombre sulla vicenda. Ucciso perché “troppo felice” così aveva dichiarato il reo confesso Said Mechaquat agli inquirenti, ma questa era una versione che sin dall’inizio lasciava spazio a molti dubbi. A conforto di ciò una dichiarazione, quella di un uomo, padre del nuovo ragazzo dell’ex compagna di Said, il quale ha affermato che a suo avviso si sarebbe trattato di uno scambio di persona. Said Mechaquat, infatti, più volte aveva minacciato di morte il figlio il quale somigliava in maniera impressionante al giovane Stefano Leo. Se quella della sostituzione di persona, tuttavia, è solo un’ipotesi ad oggi al vaglio degli inquirenti, un  peso maggiormente rilevante hanno le parole dello stesso Mechaquat, il quale ha parlato con il proprio avvocato Basilio Foti. Shoccante quanto affermato dall’uomo: “Non ho scelto-riporta la redazione del quotidiano La Stampa per caso il luogo dell’omicidio. L’ho fatto vicino a casa della mia ex perché lei potesse percepire la paura“. L’omicidio sarebbe, infatti, avvenuto nei pressi della nuova abitazione dell’ex compagna, in via Napione, dove vive con il figlio avuto da Said ed il suo nuovo compagno.

Leggi anche —> Stefano Leo: l’assassino ha mentito, il movente è un altro

Il passato della coppia: una storia di abusi e violenze

Il rapporto tra Said Mechaquat  e la sua ex compagna sarebbe stato segnato da costanti abusi e violenze. Per questo motivo il 20 giugno del 2016 l’uomo era stato condannato dal giudice Casalegno ad un anno e sei mesi di carcere.  L’avvocato dell’uomo aveva deciso di impugnare la sentenza in appello, ma i giudici hanno deciso per un’inammissibilità del ricorso e hanno contestualmente emanato l’ordine di esecuzione della sentenza. L’uomo, quindi, avrebbe dovuto essere in carcere, ma a causa di un problema burocratico la decisione della Corte d’appello, contenente l’ordine di carcerazione, non è stata trasmessa alla Procura, lasciando il 27enne a piede libero.

Leggi anche —> Omicidio Stefano Leo, il padre: “Il movente è inspiegabile”