Infermiera di Prato con l’allievo 14enne: “Non si tratta di pedofilia”

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Tribunale di Prato
Il Tribunale di Prato (foto dal web)

Lo psicologo e professore dell’Università Lumsa di Roma Aureliano Pacciolla ha parlato, nel corso di un’intervista concessa alla redazione della rivista Vanity Fair, del caso dell’infermiera di Prato che ha avuto un figlio con un allievo 14enne a cui dava ripetizioni.

Nelle ultime settimane ha fatto molto discutere il caso legato all’infermiera di Prato che ha avuto un figlio con un adolescente di 14 anni a cui dava ripetizioni di inglese. La donna dopo le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica del capoluogo di provincia toscano, è stata posta agli arresti domiciliari mentre il marito è stato indagato per alterazione di stato, avendo iscritto all’anagrafe il piccolo nato ad agosto come suo nonostante fosse a conoscenza che fosse figlio del 14enne. Del caso ha parlato il professor Aureliano Pacciolla intervistato dalla redazione di Vanity Fair. Secondo lo psicologo e professore dell’Università Lumsa di Roma quello della donna non sarebbe un caso di pedofilia, ma di efebofilia, ovvero l’interesse sessuale di un soggetto nei confronti di ragazzi nella mediotarda adolescenza (13-17 anni).

Infermiera di Prato, il professor Pacciolla: “Non si tratta di pedofilia, ma più precisamente di efebofilia

L’infermiera di Prato protagonista dello scandalo sessuale di cui si parla da settimane è stata sottoposta alla misura cautelare dei domiciliari dalla Polizia di Stato in esecuzione di un’ordinanza emessa dal Gip e richiesta dalla Procura della Repubblica che si sta occupando delle indagini. La donna, che ha avuto un figlio con il suo allievo 14enne a cui dava ripetizioni private di inglese, è accusata di violenza sessuale per induzione e atti sessuali con minore, mentre il marito di alterazione di stato, avendo riconosciuto il bambino nato ad agosto nonostante fosse a conoscenza che il padre fosse il 14enne. Nei giorni scorsi sono emersi sempre più particolari sul caso, come le minacce da parte della donna nei confronti del ragazzo che voleva interrompere la relazione o la possibilità che anche l’altro figlio di 11 anni potesse non essere figlio del marito, ipotesi smentita da un test del DNA. Nei giorni scorsi l’infermiera è stata sentita dal gip durante l’interrogatorio di garanzia, nel quale, secondo le indicazioni fornite dagli avvocati, la donna avrebbe confermato la versione dei fatti affermando di non aver avuto rapporti con il ragazzino prima del compimento del suo 14esimo compleanno.

Della vicenda ha parlato lo psicologo e professore dell’Università Lumsa di Roma, Aureliano Pacciolla che ha rilasciato un’intervista alla redazione della rivista Vanity Fair. Inizialmente secondo Pacciolla quello verificatosi a Prato non sarebbe  un caso di pedofilia, ma più precisamente di efebofilia in quanto: “il ragazzino ai tempi del reato aveva già compiuto 13 anni“. “L’efebofilia – prosegue il professore-  è l’interesse sessuale di un adulto nei riguardi di ragazzi adolescenti, generalmente in una fascia d’età che parte dai 13 anni e arriva fino alla maggiore età. Sono soggetti attratti dai teenager o da persone anche maggiorenni che però dimostrano meno anni di quelli che hanno realmente, sia fisicamente che nell’atteggiamento. Parliamo di persone molto spesso immature, che non hanno raggiunto la maturità mentale corrispondente alla loro età anagrafica. Oppure sono coloro alla ricerca di emozioni sempre più forti, che, appunto, sorpassano l’illegalità, come gli uomini adulti che hanno relazioni con adolescenti ancora non maggiorenni. Però bisogna trattare la questione caso per caso“.

Il professor Paciolla prosegue spiegando: “In casi del genere -riporta Vanity Fairle donne sono più rare, ma non inesistenti. Dal punto di vista statistico sono pochissime anche le donne con disturbo pedofilico, io, nella mia vita, ne ho incontrata solo una“. Infine Paciolla parla della proposta del vicepremier Matteo Salvini di introdurre la castrazione chimica per i pedofili che ne fanno richiesta: “Non sono d’accordo, perché la castrazione chimica non risolve il problema. Avviene attraverso un bombardamento di ormoni e ha due finalità: la prima è quella di abbassare la libido e la seconda è quella di impedire l’erezione. Dalla mia esperienza, la libido non potrà mai essere azzerata; abbassata sì, ma non azzerata. Quindi il desiderio sessuale non potrà mai estinguersi. I pedofili con disturbo pedofilico anche senza erezione usano altro per molestare le loro prede. La cosa più importante sarebbe sensibilizzare questi soggetti alla psicoterapia, a un percorso terapeutico che li guidi nella gestione del disturbo“.

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