Mick Schumacher nel box della Ferrari durante i test F1 in Bahrein (Foto Ferrari)
Mick Schumacher nel box della Ferrari durante i test F1 in Bahrein (Foto Ferrari)

F1 | La Ferrari prepara il suo futuro (senza Sebastian Vettel)

In Ferrari è nata una stella. O forse dovremmo dire che ne sono nate due? Da una parte c’è Charles Leclerc, la cui definitiva incoronazione a futuro campione è arrivata con la vittoria sfiorata nel Gran Premio del Bahrein. Dall’altra c’è Mick Schumacher, che solo due giorni dopo, sempre sulla stessa pista del Sakhir, si è messo per la prima volta in carriera al volante di una monoposto di Formula 1, dimostrando già di andare molto forte: il suo tempo finale è stato il secondo in classifica, alle spalle del solo Max Verstappen.

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Leclerc è già una certezza

Partiamo dalla certezza. Anche se il guasto al cilindro ha rimandato l’appuntamento con il primo successo, un risultato Charles Leclerc lo ha comunque ottenuto, nella gara di domenica in mezzo al deserto: quello di dissipare tutti gli eventuali dubbi residui sulla sua maturità sportiva. Nonostante la partenza deludente dalla pole position, il baby fenomeno monegasco ha mantenuto la calma e la determinazione, doti decisamente non comuni per un 21enne che ha alle spalle una sola stagione nel Mondiale. Si è riportato sotto al suo più esperto compagno di squadra Sebastian Vettel, lo ha superato a dispetto degli ordini di scuderia, e si è involato al comando. Charles non ha perso la sua compostezza, la sua freddezza, insomma la sua forza mentale nemmeno quando il muretto, sul finale di gara, gli ha comunicato cosa stesse accadendo al suo motore: ha alzato la voce una sola volta, poi ha obbedito in silenzio alle indicazioni sulle modalità di impostazione del volante e ha posto solo domande precise sui carichi di carburante e sui distacchi dai rivali. Perfino dopo il traguardo non si è lasciato trascinare dalla commozione, ma si è concentrato sul lato positivo: la safety car che gli ha permesso per lo meno di salvare il suo primo podio in carriera.

È stata l’ennesima batosta, certo dolorosa ma formativa, per un ragazzino a cui la vita ha riservato già tante, troppe esperienze tragiche: dalla morte dell’amico e mentore Jules Bianchi a quella del papà. Ma, agli occhi della stampa e dei tifosi ferraristi, è stato un potenziale trionfo, negato solo dalla sfortuna: e già nei confronti di questo pilotino, vestito del rosso del vivaio Ferrari fin dalle categorie inferiori, è scattata l’euforia, un’ondata di affetto e la candidatura di diritto al campionato del mondo.

Mick Schumacher è la speranza

Poi ieri, martedì, il testimone della sua vettura, anche se soltanto per una giornata di prove, è passato nelle mani di un giovanotto che di anni ne ha ancora uno in meno di lui: Mick Schumacher. La prima impressione, quando ha indossato quella fatidica tuta rossa nel garage del Cavallino rampante, è stata un lampo dai gloriosi tempi che furono, un inevitabile deja vu alla lettura quell’illustre cognome e perfino alla visione di quel volto. Poco dopo, però, quel ricordo del passato si è trasformato in una speranza per il futuro: il tempo che i suoi giri si avvicendassero, uno più veloce dell’altro, fino a trovare il feeling con la SF90 e con i tecnici, e a piazzarsi nelle posizioni alte della classifica. Il margine di miglioramento è ancora ampio, il suo potenziale tutto da verificare, ma il talento, il piccolo Schumi, lo ha già messo in mostra nelle Formule propedeutiche. E il suo ruolo di predestinato fa il resto.

A fare le spese di questa nouvelle vague maranelliana rischia di essere Sebastian Vettel. Che di anni inizia ad averne 32, si sta avviando verso la fase conclusiva della sua carriera, e continua a compiere sotto pressione degli errori così banali da risultare imperdonabili perfino per un pivellino. Tanto da aver fatto lentamente svanire quell’amore, quella fiducia, quell’apertura di credito con cui cinque anni fa fu accolto come erede designato di Michael Schumacher. Il presente della Ferrari, Vettel dovrà ora cercare di riconquistarselo, smettendola di gettare al vento tutte queste occasioni; il futuro, però, non può più essere suo, non fosse altro per motivi di anagrafe. E allora sì che la suggestione di una coppia Charles LeclercMick Schumacher può davvero farsi spazio nei sogni. In quelli dei tifosi ferraristi, e soprattutto in quelli del manager che questi due giovani piloti hanno in comune. Un certo Nicolas Todt, a proposito di figli d’arte.

Fabrizio Corgnati